BUIO

SINOSSI:
Stella, diciassettenne, e le sorelle più piccole, Luce ed Aria, sono chiuse in una casa con le finestre sbarrate. Fuori c’è l’Apocalisse: due terzi dell’umanità sono morti perché i raggi del sole sono diventati troppo potenti e possono uscire solo gli uomini, le donne non resistono. La vita claustrofobica della casa è ravvivata da giochi speciali, come la Festa dell’aria e il Picnic al lago, una vera gita nel salotto di casa in cui ricordano la bellissima mamma morta. Ma il Padre s’arrabbia: vorrebbe che loro cancellassero completamente il passato. Quando la seconda delle figlie, Luce, ormai adolescente, comincia a fare domande sul fuori, qualcosa s’incrina. Stella si mette in difesa della sorella, sfidando il Padre che s’allontana. Le ragazzine restano sole chiuse in casa, senza nulla da mangiare.

RECENSIONE:
Emanuela Rossi alla sua opera prima fa centro con una fiaba dark che, pur rispettando i canoni di genere, rivela alla base una necessità di narrazione non riducendosi ad un esercizio di stile.

Va innanzitutto sgombrato il campo da qualsiasi tentazione di accostare la situazione di costrizione delle tre ragazze con l'attuale isolamento da pandemia. Ciò che è interessante qui è invece la dinamica che intercorre tra queste tre piccole donne e tra di loro e la più che ambigua figura paterna.

Rossi suddivide Buio in capitoli accompagnati da un titolo e dai disegni di Nicoletta Ceccoli che li introducono contribuendo a crearne il mood. Anche se è presente qualche elemento di prevedibilità questo è un film che va visto sapendo in anticipo il meno possibile sia sulla trama che sulle intenzioni dell'autrice che peraltro appariranno ben chiare al termine della visione.

È importante piuttosto lasciarsi prendere dagli elementi messi in gioco anche scenograficamente per descrivere una condizione di costrizione in cui certi uomini vorrebbero costringere l'altro sesso sin dalla più tenera età. I tre nomi delle protagoniste parlano di 'fuori', di apertura, di respiro. L'esatto contrario di ciò a cui il padre le obbliga portando come alibi la condizione apocalittica del mondo esterno. L'uomo si appella anche a una distorsione della religione che la figlia maggiore a un certo punto metterà a nudo con lucidità e consapevolezza. Rossi ha dichiarato delle ascendenze cinematografiche in Lanthimos e Avranas ma c'è anche un inquadratura che riporta alla mente le gemelline di Shining mentre estremamente accurato è l'utilizzo dei brani musicali. Quando dall'Aria sulla quarta corda di Bach di passa al canone di Pachelbel la memoria non può non andare ad un'altra condizione giovanile 'difficile' come quella del protagonista di Gente comune di Robert Redford. Quando poi il padre invita a ballare la figlia su cui ha puntato l'attenzione sulle note di "Reality" da Il tempo delle mele si comprende come la conoscenza del cinema della regista spazi a largo raggio e come sappia farne un uso significante in modo originale

Recensione di: Giancarlo Zappoli
da:
mymovies.it

Anno: 2019
Regia: Emanuela Rossi
Genere: Thriller
Durata: 98'
Prezzo: € 4.90
Disponibilità: 8-31 Maggio 2020
Premi e festival:


TRAILER

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