UN CONFINE INCERTO

Una poliziotta rumena trapiantata in Alto Adige lavora sulla diffusione online di materiale pedopornografico e indaga sul rapimento di una bambina. Grazie alla conoscenza del ladino, che ormai parlano in pochi, l'agente tenta di salvarla dal traffico di minori che infesta l'Europa.

Isabella Sandri sarà in diretta streaming su #iorestoinSALA mercoledì 10 marzo alle ore 20.30, per presentare il film assieme al produttore Giuseppe Gaudino (regista di Per amor vostro, che è valso la Coppa Volpi a Valeria Golino alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2015) e agli attori protagonisti Moisè Curia e Anna Malfatti.


2019
Italia, Germania
Thriller
Isabella Sandri
Cosmina Stratan, Moise Curia, Anna Malfatti, Valeria Golino, Salvatore Cantalupo
113min
6,90
Dal 10 marzo


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“In questi ultimi anni ho raccontato storie di bambini: dai profughi palestinesi in Libano agli orfani in Afghanistan, dai figli dei lavoratori in Messico a quelli sopravvissuti in Ruanda. E mi sono chiesta: qual è la crudeltà più grave in questa nostra epoca? Forse portare via il futuro all’essere umano, la forza di credere in sé. Uccidere la sua forza ma anche la sua parte tenera. Uccidere la tenerezza che ha dentro: il bambino.”

(Isabella Sandri)

L’infanzia nelle fauci del lupo


La bambina nelle fauci di un lupo dall’aspetto giocoso di un circense un po’ fuori di testa, di un arlecchino poco raccomandabile, ha le sue difese, le sue vie di fuga: come nei riti di iniziazione di diverse tribù studiate dagli antropologi in cui giovani sono lasciati soli nel bosco a passare le notti buie per affrontare ritualmente i pericoli che li aspettano nella vita, così uno dei sottotesti del film allude anche a una sorta di libertà anarchica, di illusione di libertà.

Lei accetta i giochi per adulti, ne individua altri, nei disegni fa esplodere tutto il muto disagio, nei suoi pochi oggetti proietta affettività. Ma la ferocia con cui procede il tema della pedofilia organizzata, la rete ignobile e internazionale non lascia troppo spazio alle vie di fuga: gli accenni alle pratiche spaventose, le indagini coordinate, il sostegno psicologico, tutto quello che non si deve mostrare è messo in scena con una abilità rara nell’usare non il grido di allarme, ma la complessità delle situazioni (e l’incrocio delle lingue, in particolare l’uso del ladino, una lingua di pochi, con il tedesco, il romeno servono ad allargare le proporzioni della vicenda). Ci sono voluti almeno otto anni per portare a termine da parte della regista, grande documentarista e vincitrice di innumerevoli premi (il primo proprio a Torino Giovani nel 1990 per Calcinacci), autrice di lungometraggi come Il mondo alla rovescia, Animali che attraversano la strada, cosceneggiatrice e coproduttrice dei film di Giuseppe M. Gaudino.

«NEL FARE questo film, dice Isabella Sandri, ho lavorato a lungo sulla documentazione e sono stati anni pieni di dolore. Ho avuto l’aiuto di Save the Children che ha un collegamento con 45 nazioni. È incredibile come certi paesi possano ospitare fino a 80 mila immagini pedopornografiche e sono paesi nella civile Europa, pur trattandosi di crimini. Ho avuto anche l’aiuto della polizia postale, con agenti dai turni massacranti. Ci sono anche le morti, cose che non possiamo neanche immaginare. Dal 2011 poi internet è cambiato, prima i siti erano facilmente individuabili, oggi con il dark web in cui agiscono i criminali e possono passare mesi per sfondare quel muro. Scompaiono 8 milioni di bambini all’anno nel mondo, in Italia uno ogni due giorni

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Una “favola nera”


La violazione dell’innocenza va in scena quotidianamente in un camper parcheggiato nella Foresta Nera, nel quale vive una strana coppia formata un ragazzo di nome Richi e da una bambina chiamata “Sputo”. A centinaia di km di distanza, in quel di Roma, c’è chi invece questa violazione prova con tutti i mezzi a sua disposizione a impedirla. Lei è l’agente della Polizia Postale Milia Demez e il suo compito è quello di indagare su una rete di pedofili. Per farlo, ogni giorno cataloga foto e video dal web: si sente sempre in ritardo, impotente e “fuori sincrono” di fronte ai crimini a cui assiste senza poter intervenire. Analizzando l’ennesimo filmato, scopre l’identità di una bambina: è Magdalena Senoner, scomparsa qualche tempo prima in Sud Tirolo. Le immagini, però, viaggiano senza confini, difficile capire da dove arrivino. Anche il mondo dei protagonisti fluttua tra Paesi e lingue diverse. Milia sarà in grado di decifrare la scomparsa assurda di quella bambina grazie a una lingua poco parlata, ma che lei conosce bene, il Ladino?

Alla visione del film la risposta, ma già sulla carta si intuisce quanto complesso possa essere tale quesito. Del resto, complesso è già di per sé l’argomento al centro dell’opera, che carica sul plot e i personaggi che lo animano tanta responsabilità e un peso specifico non indifferente. Un peso che la regista veneta prende in consegna per dare sostanza narrativa e drammaturgica a una storia che, nonostante nasca dalle menti e dalle tastiere di Gaudino e della stessa Sandri, non può non rievocare tragiche vicende realmente accadute e purtroppo ancora senza risposte, a cominciare da quella di Denise Pipitone. Richiami a parte, Un confine incerto ha il merito di non lasciarsi schiacciare dal suddetto peso come avvenuto, al contrario, ad altre operazioni analoghe che chiamavano in causa tanto la piaga della pedo-pornografia quanto quella delle sparizioni dei minori per chissà quali fini.

La scrittura racconta entrambe le forme di violenza per dare vita a una scrittura che, prendendo in prestito i codici, i toni e linguaggi del cinema di genere (dal thriller al crime, passando per il noir), si fa portatrice di un male, di un’ossessione e di un’ambiguità che mette costantemente a disagio lo spettatore. Quest’ultimo spia dal buco della serratura un orrore che la regista dichiara, lascia intuire, ma non palesa mai fino in fondo, lasciando l’atto criminale fuori campo. Esattamente all’opposto del modus operandi di Alexandros Avranas che in Miss Violence mostra senza risparmiare nulla al fruitore. Due percorsi completamente diversi per stordire e aggredire l’occhio e la mente di chi guarda e a loro modo ugualmente efficaci. Dove il cineasta greco decide di spingersi, la collega italiana invece decide di fermarsi. Sta qui la sostanziale differenza, ossia nella soglia che la Sandri sceglie di non oltrepassare

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Un confine incerto


In un’epoca in cui il tema dei confini e della loro difesa costituisce il centro del dibattito politico, Isabella Sandri, con la collaborazione alla scrittura di Giuseppe Gaudino, consegna al circuito del cinema questo suo racconto che, partendo da una acquisita abolizione di ogni confine che diventa anche struttura mentale e in cui la lingua si atteggia a manifestazione esteriore di un più generale approccio alla libera circolazione tra gli stati europei, rivolge il suo sguardo verso la violazione dell’infanzia, la pedofilia e l’orrore che ne deriva.
Richi, che viaggia in camper conducendo una vita sregolata, in Alto Adige ha rapito la piccola Magdalena. La utilizza per sfruttarla nella rete della pedofilia. Intanto Milia poliziotta rumena, aiutata dal sostegno psicologico di Paola, indaga sui fatti.
Il film di Isabella Sandri non si serve di metafore, simbolismi o altre forme retoriche della narrazione. Il suo è un narrare piano, preciso, puntuale, inappuntabile, con un racconto che procede con i minimi sobbalzi e colpi di scena che ben si assimilano all’interno dell’impianto generale del film.


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