PARADISE - UNA NUOVA VITA

Calogero, venditore di granite, è dovuto scappare dalla Sicilia con il suo carretto perché ha voluto fare la cosa giusta, cioè testimoniare contro un killer della mafia. Il programma di protezione testimoni gli ha trovato un appartamento in un residence, il Paradise: peccato che il residence sia abbandonato e che si trovi a Sauris, paesino del Friuli dove nevica sempre e si balla lo Schuhplattler tirolese prendendosi a sganassoni. A Calogero mancano la moglie Lucia e la figlia che stava per nascere, e della Sicilia gli è rimasto solo un puzzle che perde i pezzi con l'andare dei giorni. Ma al Paradise arriva proprio dalla Trinacria un altro inquilino, e la vita di entrambi sarà destinata a cambiare.


Martedì 20 aprile ore 21.00
Incontro moderato dalla giornalista Elisa Grando, presenti il regista Davide Del Degan e gli interpreti Vincenzo Nemolato e Giovanni Calcagno.

2020
Italia
Commedia
Davide Del Degan
Vincenzo Nemolato, Giovanni Calcagno, Branko Zavrsan, Selene Caramazza, Andrea Pennacchi
85min
4,90


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Un film che si sottrae ai soliti schemi

Il primo film di Davide Del Degan segna un esordio alla regia caratterizzato dalla poliedricità. È difficile riuscire ad inquadrare il film in un genere cinematografico ben definito, in quanto Paradise riesce a coniugare sapientemente elementi del noir, del thriller e della commedia all’italiana con toni da gangster movie e da dramma romantico. Quel che è certo, però, è che non si tratta affatto di un film di mafia. 

La mafia qui rimane un espediente narrativo che diviene motore per una storia che poi viaggerà su binari molto distanti, quelli che attraversano l’interiorità dei protagonisti. Del Degan firma un film sulle seconde possibilità che diventano necessarie nel momento in cui si sente l’esigenza di dover sempre dire la verità e di rimanere fedeli a ciò che si è, nonostante tutto e tutti. 

A tratti quasi esistenziale, nel film la domanda che viene posta più spesso a Calogero è: “cosa ci fai qui?”, interrogativo al quale lui stesso fa fatica a rispondere. 

Tuttavia, nonostante i camuffamenti e i travestimenti che caratterizzano a livello estetico il look del protagonista, saranno proprio la sua tenacia e la sua onestà ad essere punti fermi per tutto il, breve, corso del film. 

L’interpretazione di Nemolato è notevole e piena di sentimento, ma il personaggio più interessante è sicuramente quello dell’altro Calogero, ovvero l’assassino interpretato da Calcagno, che è senza dubbio il personaggio più mutevole del film, in grado di regalare al pubblico momenti di divertimento e insieme di riflessione. 

Paradise – Una Nuova Vita alleggerisce i toni di una storia dal potenziale altamente drammatico, senza mai sminuirla e senza neanche fuggire dal confronto con la realtà e il dolore – quello di un uomo solo costretto a vivere lontano da casa e dai suoi affetti più grandi a causa della mafia. Unitamente a ciò, Del Degan è in grado di trasportare il suo pubblico in un mondo dai colori leggeri e fiabeschi: le malinconiche montagne del Friuli-Venezia Giulia, in cui la vita scorre serenamente tra una grappa e un po’ di Schuhplattier (danza tradizionale tirolese per soli uomini), diventano luogo idilliaco perfetto dove ricominciare una nuova vita ed ottenere così, non senza turbamenti, la tanto agognata seconda possibilità.

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Una notevole opera prima da recuperare

Tra le montagne friulane, un film di frontiera immerso in un clima surreale: umorismo e spaesamento punti di forza di un'interessante opera prima

Esordio nel cinema di fiction del triestino Davide Del Degan, Paradise – Una nuova vita si avvale della sceneggiatura di Andrea Magnani, che nel 2017 debuttò con Easy – Un viaggio facile facile. Nel solco di quel road movie sulle rotte ucraine, anche questa co-produzione italo-slovena è una storia periferica e di frontiera, ambientata a Sauris, tra le montagne del Friuli, in un villaggio che è quanto di più lontano dal centro possa esserci.

Dal profondo sud, dove vendeva granite, Calogero (Vincenzo Nemolato, gran carattere: prima prova da protagonista) è finito nel profondo nord: dopo aver assistito un omicidio di mafia, ha deciso di testimoniare entrando così nel programma di protezione. Come capita spesso a chi fa la cosa giusta per naturale predisposizione morale, il disorientato Calogero, distante – fisicamente ed emotivamente – dagli affetti più cari (la moglie non ha voluto seguirlo, la figlia è nata quando lui era già fuori), sconta gli effetti di una scelta pesantissima, sfortunato peraltro anche sul versante professionale (le granite ai montanari?).

 

E non solo: il killer (Giovanni Calcagno) contro cui ha testimoniato è diventato a sua volta un collaboratore di giustizia ed è stato spedito a Sauris. Un errore amministrativo che però si rivela a poco a poco un’opportunità per aprire strade nuove: che sia pronto anche lui a tagliare i ponti con il passato?

Paradise è il nome del residence che accoglie Calogero, ma ha un nome che va da sé si presta alle interpretazioni suggerite dal sottotitolo una nuova vita: indica un’ipotesi di futuro, il coraggio di abbracciare la possibilità di una redenzione, una via verso un’esistenza alternativa rispetto a una realtà che a tratti somiglia all’inferno.

 

Complice la location montanara che tra fiocchi di neve e soffi di vento appare precisissima nel definire i confini sfumati di un orizzonte umano prima che geografico, Del Degan riesce a restituire un’atmosfera sospesa tra reale e onirico, configurando lo spaesamento dei protagonisti e dando l’idea che una storia del genere possa compiersi solo in quel contesto.

Il registro è quietamente grottesco, sostenuto dal portato surreale e al contempo realista dei volti irregolari di Nemolato e Calcagno, e si muove in direzione di un tipo di umorismo funzionale al clima ovattato e alla tensione montante.

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“lo sai come lavorano in Italia”

Paradise è un duro spaccato di vita, racconta delle tremende difficoltà che i testimoni devono affrontare dopo aver dovuto abbandonare tutto quello che conoscevano. Ma lo fa con delicatezza, e con un sottile senso dell’umorismo – l’immagine di un carretto di granite nel mezzo delle Alpi Carniche non si dimentica facilmente – che non fa altro che sottolineare l’assurda tragicità della situazione. Ma, come allude l’avvocato di Calogero, “lo sai come lavorano in Italia”.

E allora ecco che, per un errore giudiziario, l’assassino che aveva fatto incriminare, ora diventato anche lui collaboratore di giustizia e curiosamente anche lui di nome Calogero (Giovanni Calcagno), viene mandato a Sauris. Non solo si trova nello stesso paese, ma persino nella stessa residenza. Il Calogero più debole, di costituzione ma non di morale ed etica, è convinto che sia lì per lui, per regolare i conti, mentre il Calogero più forte vuole solo ripartire da zero. Per lui la condanna è stata un’opportunità per abbandonare la vita criminale e diventare l’uomo che vorrebbe essere. “Io qui posso essere quello che voglio”, confessa a colui che l’ha incastrato, quando alla fine diventano, se non proprio amici, quantomeno compagni in quella strana doppia vita di cui sono vittime anche loro.

Se i momenti da commedia stemperano l’atmosfera, Paradise però porta con sé una verità di fondo, quella del dramma dei testimoni di giustizia. Costretti a perdere tutto, a lasciare la propria terra e la propria famiglia, spesso incorrono in un’altra perdita, la comprensione dei loro cari, che pur di evitare il loro trasferimento, avrebbero preferito che fossero rimasti in silenzio. È quello che succede al nostro Calogero, con cui iniziamo subito a simpatizzare e per cui proviamo una tenerezza inaudita. Il debutto di Del Degan sorprende e a tratti affascina, strappando un sorriso quando meno ce lo aspettiamo. Un sorriso amaro che fa riflettere. Assolutamente da riscoprire


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