LA VITA INVISIBILE DI EURIDICE GUSMAO

Euridice e Guida sono due ragazze che crescono nella stessa famiglia rigida e conservatrice. Quando Guida fugge una notte per incontrare il suo amante, Euridice acconsente di reggerle il gioco. Guida però non farà ritorno, sceglierà di sposarsi all'estero e la lontananza tra le due sorelle diventerà presto un abisso insuperabile quando il padre di entrambe deciderà di eliminare la peccatrice Guida dalla memoria della famiglia, impedendole di avere qualunque contatto con sua sorella.

2019

DRAMMATICO
KARIM AINOUZ
Carol Duarte, Júlia Stockler, Gregório Duvivier, Barbara Santos, Flávia Gusmão
02:19
4,90

2


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“Magnifico”
THE HOLLYWOOD REPORTER


“Un sogno ad occhi aperti, ricco di suoni, musica e colori“
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Un’opera che sarebbe un peccato perdersi

Il regista Karim Ainouz prende una storia forte e toccante e la porta sullo schermo con lo scopo di raccontare tutte le vite invisibili che costellavano il Brasile di quegli anni. Storie di donne che vivevano all’ombra di quegli uomini su cui era basata la società, un mondo patriarcale e maschilista in cui la figura femminile non doveva uscire dallo schema di moglie-madre-casalinga perfetta.

Le due attrici, Carol Duarte nel ruolo di Euridice e Julia Stockler in quello della sorella maggiore Guida, recitano alla perfezione e danno corpo al ritratto di due giovani che inseguono la loro felicità non riuscendo mai ad afferrarla, nonostante non perdano mai la speranza.

Tutto nel film è studiato e al servizio di un crescendo di emozioni che non lasceranno indifferenti. I colori saturi, la musica, le scene di vita quotidiana, il sesso visto in modo tutt’altro che romantico, fino alle ambientazioni fatte di fumo, sudore e calore. Tutto contribuisce a farci quasi sentire la realtà soffocante e senza via d’uscita cui erano costrette le due e, come loro, tante altre donne imbrigliate in esistenze che non appartenevano loro e non volevano.

Un’epopea personale ed intima senza quella patina glamour che spesso i film d’epoca hanno, soprattutto se virati al femminile.
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“Un film poderoso, raffinato e ammaliante“
MYMOVIES.IT

Una perla cinematografica”
MOVIEPLAYER.IT


Architetture oniriche

È la storia, incredibile, appassionante, nel Brasile degli anni cinquanta di due sorelle molto somiglianti e insieme molto diverse, in realtà legate tra loro come due vere gemelle malgrado abbiano una differenza di età di circa due anni (Eurídice ha 18 anni, Guida ne ha 20). Eurídice sogna di diventare una grande musicista. Guida sogna invece il grande amore, fuori dai canoni. Entrambe sognano di avere una vita felice seguendo i loro desideri, le loro aspirazioni. Entrambe sperano di rivoluzionare le convenzioni sociali dell’ambiente circostante che dietro l’estroversione, una certa follia apparente, nasconde le tradizioni oppressive di una società dominata dalla cultura patriarcale.

Aïnouz confonde e annulla i livelli tra narrazione intima e sociale, romanzo e melodramma, cinema d’impronta realista e cinema che trasfigura, tra sperimentazione e classicismo, tra telenovela e cinema d’autore. Tutto tiene in una sapiente alchimia di equilibri, fatta anche di tanti piccoli tocchi, come quelli di un pittore su un quadro. Del resto, quest’alchimia è altrettanto vera sul piano formale, sintomo di una perfetta unione tra la dimensione narrativa con quella visiva.

Se Guida sogna un amore di fantasia adolescenziale con il marinaio romantico che si rivelerà invece seduttore e manipolatore lasciandola, disillusa, a un futuro di povertà e ragazza madre, le due sorelle sono unite in maniera quasi simbiotica, al limite del rapporto amoroso, per quanto sempre platonico. Quando Guida parte incontro al suo destino, Eurídice si butta ad aspirare gli odori della sua biancheria intima. E per anni le lettere, che resteranno senza risposta, di Guida a Eurídice hanno un chiaro taglio amoroso, potenzialmente al limite del morboso ma prima di tutto piene di grande sentimento e delicatezza. Esprimono un costante anelito al momento in cui si ritroveranno e potranno vivere felici insieme. Per sempre. Quasi il desiderio di un’infanzia perenne. Del resto Eurídice cita non a caso il Peter Pan di Walt Disney, uscito in quegli anni.

Essere ragazza madre negli anni cinquanta non era uno scherzo, ancor più in Brasile. Cacciata dal padre, con una madre sottomessa al suo volere, Eurídice vivrà un’esistenza costantemente segnata dal fatto che i genitori le hanno fatto credere che la sorella fosse morta. Guida – che nel film qualcuno trova sia un nome difficile da ricordare o pronunciare forse perché ricorda il nome di Giuda, sinonimo di tradimento e disonore – sarà invece segnata dal costante interrogativo sul perché la sorella non risponda alle sue lettere. La cultura maschilista, qui uccide due volte, uccide sempre. In realtà uccide tutti, anche il padre.

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Due donne unite, divise, distanti, complementari

Case, strade, ambienti, oggetti, parole, lettere, scrigni: in La vita invisibile di Eurídice Gusmão (il film vincitore del Certain regard di Cannes che Karim Aïnouz ha liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Martha Batalha, in Italia pubblicato da Feltrinelli con il titolo Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione) ogni particolare racchiude e riflette la storia triste e bellissima delle due sorelle divise dalla scelta di una delle due di allontanarsi da casa una sera d'estate del 1950 e unite per il resto della loro vita da un amore intenso e infinito.

Ogni cosa è ravvivata dal suo opposto, il silenzio nasconde l’urlo, la frustrazione la liberazione, l’assenza la gioia dell’incontro, il corpo il suo fantasma, le strade parallele la possibilità di un incontro... Nella sospensione del destino di Eurídice e Guida sta racchiusa l’intensità continua del film, l'assenza di cadute di ritmo, la calibrata precisione di inquadrature mai fuori tempo, mai di troppo, eccessive nella ricchezza della messinscena, calibrate nella loro successione.

Il percorso delle due protagoniste è raccontato in parallelo, una storia di separazione dopo l’iniziale simbiosi. Nel 1950 le due sorelle hanno poco più di diciotto anni, vivono insieme e si adorano, ma da qualche parte nelle alture boscose alle spalle di Rio i loro fantasmi, le anime di come saranno e di come sono state, si chiamano a vicenda senza trovarsi, si perdono ciascuna nella propria vita. Sospese nella solitudine dell’anima, Eurídice e Guida si incontrano solo nel regno dell’illusione: nelle lettere che la prima scrive alla seconda sperando che in qualche modo possa leggerle e nei pensieri che la seconda, abbandonata eppure mai rancorosa, dedica per tutta la vita alla prima. Nella distanza che separa e attrae gli elementi in contrapposizione di La vita invisibile di Eurídice Gusmão – la realtà e il desiderio, la delusione e l’attesa, il silenzio e la voce, l’invocazione e la risposta, le parole nel vuoto e le parole che rimangono sulla carta – riverbera l’intensità straziante del film. Perché piangere al cinema è una forma di riconoscimento, una speranza tradita eppure sempre viva.

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