ESILIO - LA PASSIONE SECONDO LUCANO

Il film è l'elaborazione psicologica da parte di Mimmo Lucano della privazione dei propri diritti, con la conseguente trasformazione delle proprie abitudini. Mimmo Lucano, quindi, protagonista di un periplo doloroso e assurdo ai margini della propria città e del proprio lavoro svolto per gli altri, ma anche Riace, vuota, sospesa fra il silenzio di coloro che non ci sono più e le voci di quelli che sono rimasti a difendere un progetto sostenibile di umanità multietnica e multiculturale.

2020

DOCUMENTARIO
MAURIZIO FANTONI MINNELLA

01:09
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«Ma voi mi vedete che faccio una concussione, che prendo le mazzette o che governo Riace come un dittatore proprio io che da sindaco facevo la fila negli uffici pubblici come tutti i cittadini?».« Il giorno dopo Mimmo Lucano è turbato. Una sciabolata al cuore di Riace e della sua storia di accoglienza. «Condannare Lucano a 7 anni e 11 mesi». La richiesta dei Pm di Locri è arrivata nella sera di lunedì.

«A Riace comandava Lucano che era il dominus assoluto», «la finalità dei progetti di accoglienza era creare sistemi clientelari per un tornaconto politico elettorale». Tra la Riace criminale dipinta dagli inquirenti di Locri e la Riace solidale presentata da altre (e alte) corti c’è una distanza siderale. Tuttavia la richiesta è arrivata ed è una batosta. Cosa risponde?
E’ un brutto film. Si vuole criminalizzare la solidarietà. In tutti questi anni da sindaco non mi sono reso conto appieno che quel che facevo era più grande di me. Eravamo diventati inconsapevolmente dei modelli. Eravamo la sinistra che realizzava le utopie e dava fastidio. Davamo speranza a chi cercava un riscatto. Tuttavia mi confortano le sentenze delle magistrature superiori. A partire dalla Cassazione sulla revoca delle mie misure cautelari che ha stabilito che l’affidamento della raccolta differenziata a Riace è avvenuto secondo le norme.

Per continuare con le sentenze del Tar Calabria e del Consiglio di Stato sull’illegittimità della chiusura dello Sprar e del trasferimento forzato dei migranti da parte del Viminale. E infine il Riesame di Reggio che ha definito “inconsistente” il quadro giudiziario, denunciato l’assenza di riscontri alle conclusioni della Procura perché fondate su “elementi congetturali o presuntivi”. Malgrado ciò l’accusa è proseguita nel riproporre ipotesi di reato già invalidate. E lo stesso dibattimento ha suffragato le nostre tesi. A gennaio il super teste (Francesco Ruga ndr) durante il controesame ha dovuto ritirare l’accusa di concussione contro di me riconoscendo che non lo avevo mai minacciato. E’ lo stesso teste che già nel 2018 il Gip aveva dichiarato inattendibile accusando la Procura di essersi fidata delle sue parole senza approfondire. Ma tutto questo non ha colpito per niente il Pm, che anzi ha ribadito l’attendibilità di Ruga.

Il Ministero degli Interni prima le chiedeva con insistenza di supportare le politiche di accoglienza pressandola di ospitare altri migranti adesso però si costituisce parte civile e tramite l’avvocatura dello Stato, ha chiesto un risarcimento danni da 10 milioni agli imputati e una provvisionale di 2 milioni.
Intanto preciso che la richiesta è di 35 mila euro. In ogni caso è vero che in tutti questi anni il Viminale ha prima fatto pressioni su Riace perché sapevano che avrei collaborato, tanto che mi chiamavano “San Lucano”. Per poi arrivare a questa incredibile costituzione di parte civile.

Se invece di accettare i rifugiati che mi mandavano avessi detto di no oggi magari non sarei sotto processo. Inevitabilmente però queste pressioni comportavano anche scorciatoie: con quei numeri, e quei tempi stretti, quando i pullman carichi erano praticamente già nella piazza del paese, come avrebbe potuto il Comune bandire gare pubbliche per l’assegnazione dei servizi? Per questo a Riace sono nate varie associazioni e cooperative, per riuscire a far fronte alla necessità di ampliare i servizi. Nel processo però queste assegnazioni dirette sono diventate imputazioni di reato. Insomma, Riace veniva usata per risolvere l’emergenza, dopodiché è stata messa sotto processo con l’accusa di averla risolta in modo emergenziale.

La Procura sostiene che Lei ha costruito tutto il modello Riace per ottenere benefici politici. In realtà la sua candidatura alle regionali è maturata solo quattro mesi fa. E’ un attacco pretestuoso? Qualcuno ha paura che le cose possano cambiare in Calabria?
Nella mia vita non mi sono mai candidato a niente al di fuori di Riace. Avrei potuto presentarmi per il Parlamento europeo ma ho rinunciato al possibile seggio e anche alla relativa immunità parlamentare. Spero solo che non si tratti di una sentenza politica.

RASSEGNA STAMPA

Le fasi

L'inizioIl modello di accoglienza del comune di Riace è iniziato nel 1998, con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan. In quell'occasione è nata l'Associazione Città Futura, per aiutare i migranti appena sbarcati mettendo a disposizione le vecchie case abbandonate dai proprietari emigrati negli anni dal paese. L'obiettivo era rivitalizzare un comune ad elevato rischio spopolamento. L’Associazione intitolata a Don Pino Puglisi aveva l'obiettivo di gestire le pratiche di asilo e ospitalità dei migranti all'interno del progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che, da quel momento in poi, hanno cominciato a popolare la cittadina. Grazie alle politiche di inclusione, Riace, che ha fatto da apripista al modello Sprar, è riuscita a dare ospitalità non solo ai rifugiati (per il momento sono 400 in tutto il paese), ma anche agli immigrati irregolari con diritto d’asilo, mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato e all'agricoltura.

Integrazione diffusa. L'integrazione dei migranti è assicurata da circa settanta mediatori culturali assunti dal Comune e al momento facenti parte del sistema Sprar. Sulla scia dell’esperienza di Riace, in questi anni i Comuni della Locride hanno aperto le porte ai profughi. Gioiosa Jonica, Stignano, Benestare, Africo e altri. Nel 2017 erano 194 i Comuni che in tutta la Calabria hanno aderito al sistema di accoglienza dei migranti Sprar. Il nuovo ‘decreto sicurezza’, varato dal ministro dell'Interno Salvini, cancellerebbe però questo sistema a vantaggio di centri di smistamento con finalità più detentive che integrative.

‘La moneta virtuale’Per sopperire ai ritardi con cui arrivano i finanziamenti per i progetti di accoglienza, a Riace sono tuttora in uso dei “bonus”. Si tratta di una sorta di moneta virtuale nata circa dieci anni fa da un’idea del sindaco. Per ricevere i finanziamenti ci vogliono infatti sei o sette mesi. Il sistema ha come obiettivo l'incentivazione dell’economia locale. I negozianti di Riace si sono resi infatti disponibili ad accettare i bonus, che sono convertiti in euro non appena i fondi vengono erogati. I bonus equivalgono al pocket money di 2,5 euro al giorno per migrante, che diventano 175 euro mensili, 310 per due persone e 375 per un nucleo familiare da 3 persone in su.

Attività commerciali. Molti dei migranti e dei residenti di Riace trovano impiego presso le locali botteghe, cercando di rivitalizzare mestieri e tradizioni ormai in disuso. Negli anni sono nate diverse officine di ceramica, tessitura con telaio manuale e filatura della lana. Ma anche laboratori per la preparazione di conserve alimentari, lavorazione del latte, del pane e del cioccolato. Un vecchio frantoio con macine di pietra destinato alla produzione di olio d'oliva è stato ristrutturato e dotato di attrezzature moderne. Secondo il progetto originario, la struttura dovrebbe impiegare alcuni migranti attraverso lo strumento delle borse lavoro.

Scuole. Mentre in altri piccoli centri le scuole chiudono per mancanza di studenti, l'asilo finanziato dalla Regione Calabria nel 2017 ospita 30 bambini, tutti di diversa nazionalità, dando lavoro a 14 operatori. Le scuole (primaria, elementare e media) sono attive e multietniche allo stesso modo, così come anche il doposcuola.

Fattoria. Nella fattoria didattica, inaugurata a inizio 2018, la gente del luogo lavora insieme ai migranti allevando animali e coltivando prodotti della terra con metodi equi e sostenibili.

Ambulatorio. C’è anche un ambulatorio medico con un pediatra e un ginecologo che visitano gratuitamente gli abitanti del paese.

Albergo diffuso. Con un mutuo di 51 mila euro erogato da Banca Etica si è intervenuti su case abbandonate da decenni, di proprietà di emigranti mai più tornati. Con il consenso dei proprietari, sono stati rimessi a posto infissi e impianti e ospitati turisti solidali da tutto il mondo. Attraverso il recupero delle case abbandonate (una ventina) sono stati creati in totale 100 posti letto

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I RICONOSCIMENTI E GLI ATTACCHI

 Al modello Riace ha guardato e continua a guardare tutto il mondo. Vi hanno dedicato articoli e approfondimenti Bbc, New York Times, Los Angeles Times e altre prestigiose testate internazionali. Nel 2010 il regista Wim Wenders realizza un cortometraggio sul modello d'accoglienza della cittadina calabrese. Sempre nel 2010 Mimmo Lucano è terzo nella World Mayor, la classifica dei migliori sindaci del mondo. La rivista americana Fortune nel 2016 lo mette tra le 50 personalità più influenti al mondo. E nel 2017 la Rai realizza una miniserie ("Tutto il mondo è paese", con Beppe Fiorello nei panni del sindaco calabrese) di cui è stata sospesa la messa in onda, inizialmente prevista per la stagione 2018/2019. E per il primo cittadino c'è anche l'elogio di Papa Francesco, che ha espresso "ammirazione e gratitudine per il suo operato intelligente e coraggioso a favore dei nostri fratelli e sorelle rifugiati ".

Ma Mimmo Lucano è anche un uomo solo e sotto attacco. Riace è nella Locride, terra di 'ndrangheta, e sono diverse le intimidazioni che "Mimì Capatosta" ha dovuto subire: la sua auto bruciata, gli spari contro botteghe e cooperative del posto, compresa "Città Futura". E ora è ancor più solo. Ai primi di giugno Matteo Salvini, fresco ministro dell'Interno, in un video dedicato ai calabresi, lo definisce "uno zero". Una dichiarazione di guerra, a cui Lucano gli risponde così: "È vero che appartengo alla classe degli ultimi, praticamente zero. In tutti questi anni abbiamo unito le nostre debolezze con tanti altri disperati di ogni parte del mondo. Abbiamo condiviso il sogno di una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie".

Il rischio non è tanto che Mimmo Lucano finisca in galera, ci resterebbe ben poco. Il rischio è quello di mandare in fumo un modello d'accoglienza che ci invidia tutto il mondo. E che potrebbe indicare la strada a un Paese, il nostro, capace di accogliere. Molto meno di integrare e inserire i migranti nel tessuto socio-economico locale.

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Come funziona

IL MODELLO RIACE - "Mimì Capatosta", così lo chiama nel suo libro Tiziana Barillà, ribalta la prospettiva e crea un modello innovativo, lontano anni luce da quella "Mafia capitale" a cui lo ha impropriamente paragonato il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia. Lungi dall'essere finalizzato allo stipare migranti in hotel o casermoni fatiscenti per tenerli il più a lungo possibile e intascare i contributi senza preoccuparsi di integrare gli stranieri nel contesto locale, punta a renderli dei veri e propri cittadini, impegnati e produttivi.

In primis, concede le case disabitate del paese in comodato d'uso ai migranti. Così, risolta la questione abitativa, i 35 euro destinati al sostentamento di ogni profugo o richiedente asilo vengono trasformati in borse lavoro che vengono girate a cooperative, che a loro volta le utilizzano per pagare i migranti impiegati nelle botteghe da loro gestite. Così gli stranieri imparano un mestiere, hanno un reddito e non vengono sfruttati come le vittime del caporalato nei campi, mentre l'economia locale (nel '98 praticamente allo stremo) si rivitalizza. Poi ci sono i cosiddetti bonus, una sorta di coupon spendibili nel territorio comunale, per stimolare i consumi e l'economia locale e dare potere d'acquisto ai migranti. Infine, Riace è tra i primi paesi a iscriversi al sistema di accoglienza diffusa SPRAR ( (Sistema di Protezione Rifugiati e Richiedenti Asilo).

Il risultato delle sue politiche è nei numeri: Riace nel '98 contava appena 900 abitanti, oggi ne conta oltre 2mila. Poco più di 400 sono stranieri, di 20 nazionalità diverse, segno che molti riacesi sono tornati nel proprio paese, contribuendo con gli immigrati a ricostruirne tessuto economico e sociale. Il piccolo borgo è tutto un susseguirsi di botteghe e attività commerciali dove locali e stranieri lavorano a braccetto. Anche la manutenzione delle strade e del verde e la gestione dei rifiuti sono in mani "multietniche". Così Mimmo Lucano ha fatto rinascere un paese. Negli ultimi 20 anni Riace ha ospitato 16mila richiedenti asilo.

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Accoglienza diffusa

Riace è un comune di 1.726 abitanti della provincia di Reggio Calabria, noto per il ritrovamento, nel 1972, dei famosi Bronzi di Riace, due statue di bronzo di provenienza greca pervenute in un eccezionale stato di conservazione proprio a duecento metri dalle coste di Riace Marina.

Dal 2004, grazie alle politiche di accoglienza del sindaco Domenico Lucano, il paese e in particolare il centro storico ormai spopolato hanno concesso ospitalità a oltre 6mila richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni, integrandoli nel tessuto culturale cittadino e inserendoli nel mondo del lavoro del piccolo borgo, ridando di fatto alla città di Riace una nuova vita. Nel borgo calabrese da tempo si pratica il sistema dell’accoglienza diffusa, con i migranti ospitati in appartamenti indipendenti.

Grazie alle sue politiche di inclusione, il primo cittadino di Riace è riuscito a dare ospitalità non solo ai rifugiati (ora 400 in tutto il paese), ma anche a tutti gli immigrati irregolari con diritto d’asilo, mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il piccolo comune con micro attività imprenditoriali legate all’artigianato.

Ci sono infatti laboratori tessili e di ceramica, ma anche bar e panetterie per arrivare alla raccolta differenziata porta a porta, garantita da due ragazzi extracomunitari e trasportata attraverso l’utilizzo di asini.

L’integrazione dei migranti è assicurata da circa settanta mediatori culturali assunti dal comune e facenti parte del sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), nato proprio per proporre, oltre le misure di assistenza e di protezione ai singoli beneficiari, il processo di integrazione sociale ed economica di cui Riace si fa promotrice.

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Tra le 50 persone più influenti al mondo

"Fortune" aveva inserito Lucano - lui, unico italiano - al 40esimo posto nella classifica degli uomini più influenti. "Ha salvato la città - scriveva allora la rivista -, la cui popolazione oggi include migranti provenienti da 20 nazioni, ringiovanendo l'economia del comune (Riace ha ospitato più di 6.000 richiedenti asilo in tutto). Anche se la sua posizione pro-rifugiati lo ha messo contro la mafia e lo Stato, il modello di Lucano - concludeva la rivista americana - è stato studiato e adottato come esempio nell'ambito della crisi dei rifugiati in Europa". Commentando l'inserimento del suo nome nella classifica, Lucano aveva detto: "Siamo 'il paese dell'accoglienza' e questo è arrivato in ogni parte del mondo. Dobbiamo essere orgogliosi".

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Il modello Riace

Da tempo Lucano porta avanti, spesso in polemica con le istituzioni, il suo modello di integrazionenato quasi per caso nel 1998 quando una barca di profughi curdi raggiunse le coste di Riace. Lucano all'epoca era un professore ma decise di impegnarsi per l'integrazione dei migranti nel paese. Sono passati vent'anni e lui è ancora lì. All'inizio tutto è partito nel 2001 con il programma nazionale asilo per un'accoglienza organizzata, poi è entrato in campo anche il Comune. Lucano, che è alla guida di Riace da tre mandati, è diventato sindaco per la prima volta nel 2004. Da allora fino ad oggi a capo del paese c'è sempre stato lui. Il suo modello di accoglienza, il cosiddetto 'modello Riace', si basa su un rovesciamento di prospettiva. Lucano è riuscito a coniugare la sfida dell'accoglienza con il rilancio del Paese. Grazie ai migranti il paese ha contrastato lo spopolamento recuperando le case abbandonate e ha salvato i vecchi mestieri e le attività artigianali tramandadoli ai nuovi arrivati. Ma il modello è esportabile? Lucano rispondeva così a questa domanda due anni fa in occasione del suo inserimento nella classifica della rivista 'Fortune' tra le 50 personalità più influenti al mondo: "Ci vuole gradualità", ma, sottolineava, "dove prevale l'umanità, si tratta sempre di un modello esportabile".?

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