IL CASO BRAIBANTI

1968. Il filosofo, poeta ed ex partigiano Aldo Braibanti viene processato e condannato per avere plagiato il ventunenne Giovanni Sanfratello. Nell'anno in cui si aveva il culmine di un percorso di rinnovamento e di liberazione l'Italia assisteva a un rinnovato processo alle streghe.

In un mondo che tende all'amnesia politica e sociale ogni giorno di più non è solo importante ma addirittura necessario che ci sia chi, come Giardina e Palmese, tolga qualsiasi alibi all'oblio riproponendo vicende che i meno giovani hanno vissuto e dovrebbero (il condizionale è d'obbligo) ricordare e che i giovani hanno il diritto di conoscere.



Sabato 12 dicembre alle ore 20.30 nelle sale aderenti al circuito #iorestoinSALA arriva IL CASO BRAIBANTI  con una presentazione d’eccezione a cura dei due registi Carmen Giardina e Massimiliano Palmese insieme all’Onorevole Pierfrancesco Majorino e al critico Maurizio Di Rienzo


Sala virtuale: 
2020
Carmen Giardina, Massimiliano Palmese
Documentario
60 min
4,90
Dal 12/12
ORARI E GIORNI INDICATIVI, GUARDA IL FILM QUANDO VUOI


TRAILER


ACQUISTA

Valuta:

Condividi:

Diretta


La ricostruzione, tra testimonianze, materiali d'archivio e rievocazioni teatrali, del processo cont


A favore dell’accusato si espressero Marco Pannella, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Umberto Eco che seguirono e commentarono aspramente il processo. E soprattutto Elsa Morante, “che non dormiva” sapendo Braibanti e Sanfratello in quelle condizioni (le presta la voce la stessa Giardina, sottolineando quanto della vicenda la scrittrice degli ultimi sia in un certo senso la narratrice segreta).

Unico condannato per plagio nella storia d’Italia, Braibanti trascorse due anni in carcere, ritirandosi poi dalla vita pubblica fino alla morte nel 2014, alleviata da un tardivo vitalizio Bacchelli. Mentre il povero Sanfretello, nonostante una violentissima terapia comprensiva anche di quaranta elettroshock, non ha mai riconosciuto il plagio.


Nel restituire quello che da molti è considerato il corrispettivo italiano del processo contro Oscar Wilde, Palmese e Giardina si sono serviti di tre modalità. Testimonianze di chi c’era e lo conosceva bene (tra gli altri, il nipote Ferruccio Braibanti, Piergiorgio Bellocchio, Lou Castel, Dacia Maraini, Maria Monti), documenti d’epoca (foto dell’archivio di famiglia, i video d’arte inediti girati da Braibanti, i film sperimentali di Alberto Grifi, le registrazioni di Radio Radicale) e ricostruzione teatrale con attori che rievocano la vicenda.

"Braibanti - scrisse - è il nome dato ad autobiografie più o meno interiori che non osano confessars


"Chiedo una pena esemplare - concluse in crescendo il pm Antonio Lojacono - affinché nessun "professorucolo" domani possa venire a togliere la libertà a un innocente". Dalla gabbia degli imputati, Aldo Braibanti, l'unico imputato ritenuto colpevole del reato di plagio nella storia giudiziaria italiana, si limitò a deglutire alzando il capo.

LINK ALL'ARTICOLO COMPLETO

La “strega” Braibanti: arrestato per plagio solo perché omosessuale


«Il caso Braibanti fu uno dei terreni di scontro fra le forze allora in campo, la contestazione ai valori dominanti e la reazione a chi si sentì messo in discussione. Era la reazione istintiva e violenta di un’Italia benpensante contro ogni anticonformismo e in particolare contro il fantasma dell’omosessualità».

LINK ALL'ARTICOLO COMPLETO

La legge

Nel 1968 Aldo Braibanti fu processato per plagio. «Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni». Così recitava l’articolo 603 del codice penale. Fascista. Era stato il legislatore fascista a introdurre per la prima volta il reato di plagio, e ancora nel 1961 la Corte di Cassazione si era espressa in merito, definendolo: «L’instaurazione di un rapporto psichico di assoluta soggezione del soggetto passivo al soggetto attivo». Era un terreno scivoloso, questo del rapporto psichico. Tanto scivoloso che in realtà non era mai stato usato, quell’articolo del codice penale. Lo usarono per Aldo Braibanti, che – lo si vede nel film – anni dopo in un’intervista disse: «Qualunque siano gli strumenti accusatori che si utilizzano per mettere in moto un’accusa di plagio, l’accusa è sempre fondamentalmente politica, perché riguarda essenzialmente i rapporti tra il privato e il sociale». Quello, quindi, fu un processo politico. Come dice nel film il nipote Ferruccio: «Fu un processo a una condizione di vita che non poteva essere accettata da una cultura clericale, perché veniva messa in discussione non la famiglia ma l’autorità della famiglia, non lo Stato ma l’autorità dello Stato».

‘Il caso Braibanti’, ovvero sul “processo a Oscar Wilde un secolo dopo”


Il doc racconta Aldo Braibanti, uno dei nostri intellettuali più profetici e vessati, a partire da quel processo-farsa – primo e unico caso di condanna per plagio in Italia – che mirava a colpirne indipendenza e omosessualità


“Il suo delitto fu la sua debolezza”, scrisse di lui Pier Paolo Pasolini, “ma dalla sua debolezza deriva la sua autorità”.

Il caso Braibanti, un bel documentario contro l'omofobia