L'UOMO DELFINO

Nato a Shanghai nel 1927 da padre architetto francese, il primatista di immersione in apnea Jacques Mayol, giramondo, tuttofare, seduttore, studioso di comportamento dei mammiferi marini e curioso di spiritualità zen, ha tutte le caratteristiche per essere l'oggetto di una monografia per immagini. E il suo nome infatti ha conosciuto un picco di popolarità con Le grand bleu, il film di Luc Besson campione di incassi al box office francese. Presentato a Cannes nel 1988 e uscito in Italia nel 2002 solo dopo un lungo contenzioso tra la produzione ed Enzo Majorca, che contestò la rappresentazione che il film dava di lui, nel personaggio di Enzo Molinari; ma anche Mayol, che collaborò alla sceneggiatura, ne rimase scontento. Jean-Marc Barr, che in quel film interpretava Mayol, gli presta la voce in questo film di committenza televisiva che si mette alla ricerca di amici, colleghi e collaboratori del primatista.

Suicidatosi nel 2001 all'Isola d'Elba, dove si era stabilito da metà anni '70 e nelle cui acque stabilì molti dei suoi record di immersione in apnea, Mayol è ricordato con affetto, rispetto, ammirazione.

Ad essere ricordata, in particolare, è l'attenzione dedicata per tutta la vita alle similitudini tra dimensione umana e marina: quel suo "riconoscersi" in un cetaceo, che gli vale un soprannome che ha affascinato molti, a partire dal libro omonimo, uscito nel '79 e ripubblicato da Giunti come "L'uomo delfino". Storia e fascino dell'apnea: gli epigoni nel film non mancano, dall'italiano Umberto Pelizzari alla greca Jenna Apokotos e la statunitense Mehgan Heaney-Grier.

Grazie ai tanti estratti da film in pellicola e i ricordi, si respira lo spirito di un'epoca in cui lo sport era meno performativo e si delinea la figura di un atleta bohémien, amante della vita eppure solitario, bizzarro (una chicca la sua idea del film erotico subacqueo Lure of the Triangle, 1977).

Pur senza addentrarsi eccessivamente in tecnicismi, il film argomenta i motivi del suo rilanciare di continuo il limite fisico, derivati non dal superomismo, ma dalla spinta alla ricerca di un equilibrio interiore, nell'atto di trascendere la gravità corporea. Verso una dimensione anfibia, pacificata con l'idea del fallimento e della morte. In una fusione totale, armonica, con il silenzio delle profondità

2017
Grecia, Francia, Canada, Giappone
Documentario
Lefteris Charitos
Jacques Mayol, Jean-Marc Barr, Umberto Pelizzari, Dottie Mayol
78min
4,90
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Jacques Mayol: l'uomo delfino

Nasce da una famiglia benestante a Shangai il 1 aprile 1927, secondogenito di un architetto francese.

 

Nella seconda metà degli anni trenta la sua famiglia è costretta a lasciare la Cina per il crescente attivismo militare giapponese e nel 1939 il giovane Mayol si ritrova bloccato a Marsiglia a causa della seconda guerra mondiale.

Con il fratello Pierre, si tuffa spesso in mare con maschere ritagliate da camere d'aria di camion e un arbalete artigianale per pescare qualche pesce. A diciassette anni, decide di arruolarsi nell'Aeronautica negli Stati Uniti ma, deluso, torna a Marsiglia nel 1945. Trascorre poi molto tempo nelle Calanque vicino a Marsiglia insieme a Albert Falco, colui che diventerà il capitano della Calypso di Jacques-Yves Cousteau.

 

Nel 1948, attratto dalla Svezia, Jacques parte per questo Paese. Qui qualche anno dopo si sposa con Vibeke Wadsholt Boje (o Vicky), ma con il tempo comincia a considerare la famiglia come un ostacolo ai suoi progetti personali. Nel 1957 Jacques e Vicky si trasferiscono a Miami. Nel locale aquarium, Mayol passa molto tempo con un delfino di nome Clown, osservandolo come uno studente può osservare il suo maestro e riuscendo a migliorare la propria tecnica di respirazione e di permanenza sott'acqua.

Nel 1966 alle Bahamas incontra l'apneista siciliano Enzo Maiorca, detentore del record di immersione profonda e glielo sottrae, raggiungendo i 60 m.

 

Contrariamente a quanto fino ad allora ritenuto, cioè che il torace dell'apneista rimane schiacciato dalla pressione idrostatica ad una profondità superiore ai 40 m, Mayol dimostra che per qualche motivo ciò non avviene e questo permette di scoprire il cosiddetto "bloodshift" (l'emocompensazione), fenomeno fisiologico che accomuna l'uomo e tutti i mammiferi marini: la diminuzione del contenuto d'aria del torace viene in parte compensata (secondo la legge di Boyle) con un aumento del volume del sangue nei capillari alveolari polmonari.

 

Il sangue proveniente dalle zone periferiche del corpo, dall'addome e dagli arti, che possono subire pressioni crescenti senza particolari effetti negativi, si raccoglie verso il tronco formando una massa fluida incomprimibile che impedisce lo schiacciamento della cassa toracica.

Nel 1973 Mayol si trova all'Isola d'Elba dove batte il precedente record di Maiorca superandolo di 5 metri con un' immersione a -85. Da qui nasce un grande amore per l'isola toscana, tanto che decide di stabilire la sua residenza a Calone nel comune di Capoliveri. Proprio qui effettua anche una decina di immersioni sperimentali, durante le quali porta il battito cardiaco a 26 battiti al minuto, mentre il numero di piastrine e globuli rossi viene rilevato come sorprendentemente alto.
 

All' Elba continua a misurarsi con i record fino al 1981, ma quello che gli altri vedevano come un fine per lui era solo un mezzo: conoscere sempre più a fondo, divulgando tutto ciò che veniva via via scoperto, le possibilità nascoste dell'uomo.

Nel 1983, Jacques va a Marsiglia per assistere al funerale di sua madre. E' qui che incontra Luc Besson, che sta presentando il suo progetto cinematografico chiamato Il grande blu (Le Grand Bleu).

 

Il personaggio di Jacques Mayol, romantico, è interpretato da Jean-Marc Barr. Nel film sono presentate rivalità particolari con l'italiano Enzo Maiorca (chiamato Enzo Molinari nel film e interpretato da Jean Reno).

La vita di Mayol, sebbene avesse praticato moltissimi mestieri (pianista, attore, taglialegna, cercatore di tesori, scrittore, inviato speciale, sommozzatore, cineasta, esploratore, ecc.), è stata costellata di record sportivi: noto col soprannome di Uomo delfino, fu più volte detentore del record di immersione in apnea.

Ma più importante rimane il suo contributo alla conoscenza del comportamento umano sott'acqua. Nella storia dell'evoluzione, i mammiferi marini sono ancora, per così dire, dei genitori abbastanza vicini.

 

Era possibile ritrovare nell' uomo le capacità di adattarsi ai mezzi acquatici o marini e alla pressione come nei suoi antenati in evoluzione? L'ontogenesi riproduce la filogenesi, secondo la formula di successo per Haeckel. Jacques Mayol si appassiona all'evoluzione dei meccanismi fisiologici, sui quali si era lungamente documentato e dalle sue esperienze dirette è in grado di avere conoscenze avanzate in questo settore.

Di qui il suo interesse per i parti assistiti dai dottori Frederick Leboyer e Michel Odent, dove il bambino, lasciato il liquido amniotico nel grembo materno e superata la prova di espulsione all'esterno, si trova in condizioni di scarsa illuminazione posato sul ventre della madre, prima di nuotare in acqua ad una temperatura vicina a quella appena lasciata, al fine di ridurre al minimo il trauma della nascita. Questo secondo le parole di Otto Rank.
 

Mayol è stato inoltre attivo come insegnante della disciplina yoga e dell'apnea profonda. Tra i suoi allievi di rilievo ricordiamo Angela Bandini che il 2 ottobre 1985 ottiene all'Isola d'Elba il suo primo record mondiale in assetto variabile con -52 metri. Nel 1989 la stessa Bandini, sempre all'isola d'Elba, polverizzerà il record mondiale femminile di immersione in assetto variabile, portandolo dai -80 metri di Rossana Maiorca a -95 metri. Il giorno dopo, sbalordendo il mondo intero, scende a -107 metri conquistando lo storico record ed il primato assoluto, battendo in un sol colpo i precedenti record di Maiorca, Mayol, Makula e Pipin.

Mayol si è tolto la vita il 22 dicembre 2001 nella sua casa all'Isola d'Elba a causa di una profonda depressione di cui soffriva già da tempo.

 

Le sue ceneri sono state disperse al largo della costa della Toscana.

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Convinto di poter sfidare le barriere fisiche tra l'uomo il mare, Jacques Mayol era alla ricerca di una perfetta armonia tra l'uomo e i fondali marini. Credeva fortemente nella somiglianza tra gli uomini e i delfini, ne studiava e imitava il comportamento, da qui il soprannome di "Uomo Delfino" che lo ha reso famoso in tutto il mondo.
    Praticava regolarmente lo yoga e altre attività meditative, imparando a controllare la respirazione e il battito cardiaco.
    Nonostante la sua fosse una carriera sportiva, non aveva velleità di competizione, ma credeva fortemente nel superamento dei limiti fisici dell'uomo. Fu così che divenne il primo apneista a superare la barriera simbolica dei 100 metri sott'acqua e a 56 anni, riuscì a battere il suo record raggiungendo i 105 metri.
    A partire dalla sua nascita a Shanghai nel 1927 fino ai suoi numerosi record mondiali, questo film si basa sui suoi ricordi, su grandi archivi e immagini sottomarine, testimonianze dei suoi cari e dei suoi eredi sportivi (i subacquei William Trubridge, Mehgan Heaney-Grier e Umberto Pelizzari). Dagli Stati Uniti all'Italia passando per l'India e il Giappone, un tuffo emozionante nell'esistenza epica, le crepe e le lotte dell'uomo delfino.
    I racconti trasmettono lo spirito di un'epoca e delineano la figura di un atleta bohémien, amante della vita ma anche solitario e bizzarro, che ha dedicato la sua vita al mare.

Più che una biografia per immagini del Jacques Mayol che ispirò Le Grand Bleu di Besson, è una meditazione zen sul rapporto tra l’uomo con sé stesso e il proprio ambiente

Varcare il limite delle possibilità umane non per spirito competitivo ma come mezzo d’esplorazione del proprio essere. A differenza di Le Grand Bleu di Luc Besson questa opera prima di Lefteris Charitos sarebbe sicuramente piaciuta a Jacques Mayol (1927-2001), leggendario apneista capace per primo di raggiungere il limite dei 100 metri in immersione.
Il documentario raccoglie prezioso materiale d’archivio e lo alterna alle interviste degli amici e familiari di Mayol sottolineando non tanto gli aspetti agonistico-sportivi quanto il perenne conflitto tra la terra e il mare, tra il caos dell’esistenza umana e il silenzio degli abissi.
Il delfino è l’animale più vicino allo spirito di Jacques Mayol: da giovane mentre lavora per un acquario il futuro recordman stabilisce subito un legame speciale con Clown, esemplare intelligente e sensibile. L’identità col mammifero acquatico rimanda al mare, all’origine della vita e alla protezione del liquido amniotico. Ma i drammi e i conflitti umani sembrano volere contraddire questa apnea in cui il corpo umano assume la forma dell’acqua e lascia libera la mente dal fardello di pensieri troppo pesanti. Mayol abbandona i genitori e presto anche la moglie e i suoi due figli Dottie e Jean-Jacques: sembra colto da un furore inarrestabile, sempre in viaggio, sempre alla ricerca di nuove esperienze, circondato da champagne e biondissime valchirie. Sale sugli aerei con la muta e le pinne in mano. Al genio della sua performance sportiva accoppia la sregolatezza di un vagabondo che sfrutta la propria notorietà. Ma in realtà l’esaltazione maniacale del giovane atleta francese nasconde l’ombra lunga di un desiderio mai soddisfatto, l’irrequietezza del demone interiore della depressione. E’ una tragedia casuale e improvvisa a indirizzare Mayol verso l’oriente, verso la meditazione, verso il pensiero zen che gli fa ampliare i poteri della mente: Mayol si libera delle angosce di morte e scende nel blu profondo senza avere paura di non potere tornare più indietro. La dottrina dello yoga si trasforma in pratica attiva. Come sottolineato dai suoi figli e da altri campioni come Umberto Pelizzari e Mehgan Heaney-Grier, le vittorie di Jacques Mayol non nascono dal desiderio di battere l’avversario, ma da quello di esplorare il proprio inconscio fino a scoprire tesori nascosti e forze inimmaginabili. Ma in questa ricerca interiore del proprio limite è inevitabile la solitudine: scompaiono gli affetti familiari, gli amori, gli amici, i rivali sportivi.
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L’uomo Delfino conduce lo spettatore nel mondo di Jacques Mayol, il leggendario apneista la cui vita è diventata fonte d’ispirazione per il film cult di Luc Besson The Big Blue. Il film documenta in un modo così avvincente il suo viaggio, da far immergere completamente lo spettatore nell’esperienza sensoriale e trasformativa delle immersioni in apnea. Dal Mediterraneo al Giappone, dall'India alle Bahamas, incontriamo i più stretti amici e familiari di Mayol, tra cui i suoi figli Dottie e Jean-Jacques e i campioni mondiali di tuffi liberi William Trubridge, Mehgan Heaney-Grier e Umberto Pelizzari, per rivelare il ritratto di un uomo che ha superato i limiti del corpo umano e della mente, non solo per infrangere dei record, ma soprattutto per scoprire la più profonda affinità tra gli esseri umani e il mare.

LA VOCE DELL'UOMO DELFINO

Narrato da Jean-Marc Barr, l'attore che ha interpretato il ruolo di Mayol nel film The Big Blue, il film intreccia una straordinaria fotografia subacquea contemporanea ai filmati d’archivio dagli anni Cinquanta in avanti, per svelare come ‘l'uomo dei delfini’ abbia rivoluzionato il mondo delle immersioni e donato nuova consapevolezza al rapporto umano con la natura e la propria interiorità

L'UOMO DELFINO: TRA ANIMA E CORPO

L’uomo Delfino racconta la storia di un uomo carismatico che ha diviso la sua vita tra terra e acqua, portando consapevolezza sulla nostra affinità con il mondo acquatico. Atleta, filosofo e avventuriero, Jacques Mayol ha viaggiato in tutto il mondo, divulgando una visione olistica dell’esperienza umana che si basa sul bisogno di riconnettersi con la natura. Il film tratta questioni essenziali dell'esistenza umana. La morte, i limiti del corpo, il ritorno alla natura, le trappole dell'ambizione personale e della fama, l'equilibrio del corpo e dell'anima attraverso la meditazione: questi sono i temi dominanti della vita di Mayol e che guidano la narrativa del film. L’uomo Delfino coinvolge lo spettatore sensorialmente ed emotivamente. Per Mayol ogni immersione era un tentativo per allineare mente e corpo. Condividiamo con lui questa esperienza, immergendoci in profondità, dove tutto è nero, immobile, spaventoso ma anche pacifico, per poi ritornare alla luce abbagliante della superficie. Questo viaggio sensoriale è realizzato attraverso le riprese subacquee dei migliori subacquei del mondo, scoprendo allo stesso tempo che cosa accade al corpo umano e alla mente a grandi profondità. Insieme ai luoghi di estrema bellezza che hanno segnato Mayol per tutta la sua vita, come le Bahamas, l'isola d'Elba, la costa di Tateyama in Giappone o le isole Cicladi, scopriamo anche la trama unica di film da 16 mm girati da registi, pionieri del Dopoguerra, che hanno filmato la storia di Mayol, rendendo note le sue avventure.


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Molti, forse, conoscono l’apneista Jacques Mayol per Le grand bleu di Luc Besson, che ne raccontava la storica rivalità con Enzo Maiorca (nel film chiamato Molinari per evitare grane: Maiorca la prese male comunque e bloccò la distribuzione per più di dieci anni). Ma la vita di Mayol fu essa stessa cinema, come dimostra L’uomo delfino, il documentario di Lefteris Charitos che rievoca l’avventura esistenziale del leggendario apneista tra testimonianze di parenti e amici e materiali d’archivio.

Jean-Marc Barr, già protagonista del cult di Besson, si cala ancora una volta nell’icona, prestando la voce (narrante) alle parole di colui che pensava il mare come unica casa possibile. Lo si evince, d’altronde, dal titolo che lo accosta al regno dei mammiferi marini per sottolineare la sua reale appartenenza. “Era come se ci conoscessimo da sempre” dice Mayol dopo il primo incontro coi delfini.

 

La sua è una figura titanica che appartiene a una mitologia inconciliabile con il contemporaneo, un eroe romantico le cui gesta epiche venivano riportate nelle pagine della cronaca con la certezza che di lì a breve sarebbero entrate in quelle dei libri di storia.

Grazie alle straordinarie immagini d’epoca che ritraggono Mayol nella profondità degli abissi, L’uomo delfino restituisce lo stupore di quei documentari d’esplorazione tipici degli anni Cinquanta (Il mondo del silenzio e gli altri lavori di Jacques Costeau, Sesto Continente di Folco Quilici), facendo letteralmente immergere lo spettatore in una suggestiva esperienza sensoriale dominata dall’immensità del grande blu.

 

Oltre al racconto in apnea, Charitos si concentra anche sul profilo “mediatico” e “romanzesco” del personaggio (un tipo che ideò addirittura un film erotico sott’acqua, Lure of the Triangle). Evidenzia la complessità di un uomo sospeso tra la meditazione necessaria per mantenere il controllo e la fame di conquistare il mondo, l’esigenza di superare i limiti del corpo e della natura e la consapevolezza di non poter addomesticare i demoni interiori. Vitalistico e tormentato, Mayol rivive in questa lettera d’amore a un mondo che non esiste più.

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