LA PRIMA VACANZA NON SI SCORDA MAI

Ben e Marion si sono incontrati su Tinder e decidono di trascorrere le vacanze estive insieme. Lui doveva partire con i familiari per Biarritz mentre lei aveva in programma un viaggio a Beirut con amici. Insieme scelgono come meta un luogo intermedio: la Bulgaria. Una volta giunti sul posto debbono cercare di far convivere le reciproche esigenze.

2019
Francia
Commedia
Patrick Cassir
Camille Chamoux, Jonathan Cohen, Camille Cottin, Jérémie Elkaïm, Vincent Dedienne
102min
2.99


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UN RITRATTO AGRODOLCE DEI TRENTENNI GIRAMONDO DI OGGI

Film coraggioso quello di Patrick Cassir, che decide di creare con La prima vacanza non si scorda mai un film dalla struttura e natura assolutamente ibride, una commedia road-movie che palesemente omaggia il cinema italiano nel suo analizzare temi generazionali e anche esistenziali, concentrando il suo sguardo sul microcosmo di una coppia abbastanza strana e sui generis.
Di base Patrick Cassir ci mostra un ritratto feroce e disincantato sulla nostra società, sulla generazione dei nati negli anni '80, eternamente immaturi e infantili e su quanto il mondo moderno offra relazioni sovente prive di empatia e di uno scambio che vada al di là del corporeo.
Allo stesso tempo però, La prima vacanza non si scorda mai non si risparmia un feroce e ironico attacco alla vacua ricerca dell'esotico ad ogni costo, dell'alternativo fine a sé stesso, della ricerca di sé stessi in luoghi inaccessibili ai più, quasi che la massa fosse per forza qualcosa a cui non apparteniamo.
In tutto questo, il film di Cassir omaggia in modo palese Il sorpasso di Dino Risi, con la sua contrapposizione tra due personaggi, due protagonisti, che rappresentano due modi di vedere la società, la vita, ed il rapporto con gli altri esseri umani.

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In un società come la nostra in cui domina la fragilità dei legami affettivi (come ben sottolineava Zygmunt Bauman) prendersi il rischio di andare in vacanza praticamente con uno/a sconosciuto/a con cui si pensa di poter costruire una storia significa comunque di per sé correre un grosso rischio. La condivisione della quotidianità è già un problema per le coppie rodate figurarsi per una in fase esplorativa. Si aggiunga poi il dato, non secondario, che sia Marion che Ben sono sulla quarantina e che le reciproche abitudini sono ormai abbondantemente consolidate.

La sceneggiatura si (e ci) diverte a mostrarci come l'intraprendenza di lei progressivamente contrasti con il carattere pantofolaio di lui. Chamoux e Cohen si muovono a loro agio nel dare corpo anche ai tentativi di adattamento che entrambi (più lui che lei in percentuale) mettono in atto per cercare di esaudire i desideri altrui. Se poi si pensa che lo scenario è offerto dalla 'strana' Bulgaria il gioco è fatto.

Il merito di Cassir è anche quello di non eccedere mai nelle caratterizzazioni dei personaggi sfiorando il grottesco solo nella scena a bordo piscina. Le occasioni per sorridere e/o ridere non mancano anche perché in sottotesto si fa strada la domanda che ognuno (di qualsiasi età sia) può porre a stesso: quanto sarei disposto a concedere al desiderio di formare una coppia in situazioni analoghe? La risposta potrebbe essere sorprendente

I trentenni parigini Ben e Marion passano una serata insieme dopo essersi trovati online su Tinder. Fin dal primo momento si sentono attratti (anche fisicamente) l’uno dall’altra, nonostante abbiano caratteri e abitudini diversissime. Lui diplomato in una scuola commerciale, posato, romantico abitudinario, un po’ ipocondriaco; lei artista, anticonvenzionale (i francesi li definiscono bobo, “borghesi-bohemien”), aperta a ogni tipo di incontro e novità. Decidono di andare in vacanza insieme: lui per evadere dalle solite tre settimane a Biarritz con mamma, fratello e relativa famiglia, lei per cambiare compagnia, rinunciando a un viaggio a Beirut. Con grande stupore di parenti e amici, decidono che la vacanza si svolgerà a metà tra le due originarie località, per cui saltano su un volo per la Bulgaria, destinazione le locali spiagge del Mar Nero. Naturalmente da subito il loro affiatamento verrà messo a durissima prova: camere sgangherate, luoghi ben lontani dagli standard occidentali, promiscuità igienico-sanitarie assortite. Anche gli incontri sembrano confermare tutti i peggiori luoghi comuni sugli abitanti dell’Est e i non europei. Quando approdano in un mega hotel dotato di tutti i confort, la coppia scoppia, e ognuno riprende il suo trantran cittadino. Ma quando Ben in una libreria si vede rappresentato in un libretto di disegni di Marion, che ha a tema proprio la loro vacanza, deciderà di cercarla nuovamente.


La prima vacanza non si scorda mai, esordio registico di Patrick Cassir, è pieno di trovate comiche (anche se alcune decisamente per un pubblico adulto); i due protagonisti Jonathan Cohen e Camille Chamoux (che è anche co-sceneggiatrice) riescono a rendere credibili (anche somaticamente) i personaggi, con le loro idiosincrasie (l’ossessione per le comodità dell’uno, il tono saccente dell’altra), ma anche coi loro slanci romantici. Capita così che le descrizioni biografiche rafforzino l’identificazione (molti si ritroveranno nelle reazioni alle vacanze di massa o, per altro verso, alle vacanze-avventura-a-tutti-i-costi) e vengano trascinati verso risate spontanee, grazie anche a uno sguardo, sarcastico ma benevolo, sui pregiudizi e le abitudini che simili situazioni fanno riemergere.  E una simpatica citazione de Il sorpasso di Dino Risi con Gassman e Trintignant lo farà apprezzare ai cultori della commedia all’italiana (come gli autori stessi si definiscono).

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Patrick Cassir, al suo primo lungometraggio, scrive la sceneggiatura insieme a Camille Chamoux, protagonista femminile. Questa stesura a due si riflette con benefici effetti sul film che non si limita a divertire ma sa entrare nelle psicologie dei personaggi con il giusto mix di divertimento e di occasione di riflessione.