PADRENOSTRO

Roma, 1976. Valerio Le Rose è un bambino quando suo padre Alfonso, noto magistrato, subisce un attacco terroristico sotto casa. I genitori pensano che Valerio dorma, invece lui si sveglia e dal balcone assiste a parte della scena, anche se non ne parla con nessuno. Da quel momento la sua infanzia si consuma nella paura e in un costante stato di allerta, mentre i genitori cercano di celare a lui e alla sua sorellina Alice la pericolosità della loro esistenza sotto scorta. E l'antica abitudine di Valerio di inventarsi amici immaginari trova una materializzazione in Christian, un ragazzo di poco più grande ma apparentemente molto meno spaventato dalla vita.

Con Padrenostro Claudio Noce affronta una pagina terribile della sua autobiografia (suo padre Alfonso, vicequestore, fu vittima di un attentato dei Nuclei Armati Proletari proprio nel 1976), e lo fa cercando di conservare intatto il suo sguardo di allora, compresa la deformazione del reale che ogni bambino, soprattutto se spaventato, applica alle circostanze.




Sala virtuale: 
2020
Claudio Noce
Drammatico
120min
4,90
Dal 31/12 al 31/03/2021
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Favino Coppa Volpi ma il protagonista è lo sguardo di un bambino
   Questo l’enorme pregio del film, che lo fa vivere di rendita per tutta la durata: l’essere riuscito a non allontanarsi mai dal punto di vista del bambino, elemento che dona freschezza, originalità, ma soprattutto coinvolgimento ed empatia a un film che poteva facilmente scadere nel più che già visto.

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Padrenostro, Pierfrancesco Favino papà di un bambino che ha paura

   Corpi, proiezioni, fantasmi, cadaveri: la memoria di Noce non è storica ma individuale e s’incarna in una serie di rappresentazioni evidenti, materiali, che cercano una risposta alla paura del vuoto e della morte. Gli anni di piombo restano sullo sfondo, in un ritaglio di giornale, un frammento di telegiornale, una rivendicazione ascoltata al telefono; il punto di vista è quello del bambino, ignaro di tutto se non del proprio mondo, tra la Roma dei quartieri alti e la Riace delle origini, dove con la famiglia si rifugia d’estate e dove viene incredibilmente raggiunto dallo stesso Christian. Gli occhi dolci di Valerio – interpretato dal bravo Mattia Garaci – osservano avidi la presenza mai certa del genitore, la sua pancia impara a respirare all’unisono con la pancia del papà, e la sua assenza è risolta dal rapporto con Christian, amico, fratello, sostituto, forse rivale e nemico, l’altro da sé di cui immaginare un dolore altrettanto forte, contrario ma uguale.

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Padrenostro, quel che resta di un padre vittima del terrorismo

   Un film che è una lettera d'amore spedita dal figlio (il regista stesso) al padre vicequestore, caduto in un attentato. Favino si aggiudica giustamente la Coppa Volpi con una interpretazione magistrale.

Il cinema è l’arte di evocare i fantasmi. Lo diceva il filosofo francese Jacques Derrida, lo ribadisce, a modo suo, il regista italiano Claudio Noce, dirigendo un’opera pullulante di spettri, memorie collettive e condivisioni (im)possibili. Padrenostro, presentato in anteprima alla 77 Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è ispirato a una storia vera: l’attentato al padre del regista, il vicequestore Alfonso Noce, da parte dei NAP (Nuclei Armati Proletari) il 14 dicembre 1976. Noce, tuttavia, riesce a firmare un film personale ma privo di personalismi e autocompiacimenti, compiendo una scelta evidente già nel titolo: non un film di denuncia, ma un dramma familiare sul mistero del rapporto con la figura paterna. Viene analizzata da più lati quest’ultima, ma sempre attraverso lo sguardo di un bambino: “nostro” sta ad indicare proprio il destino comune di quei bambini che hanno vissuto con paura una scena politica fatta di attentati e terrorismo. Al di là degli schieramenti politici, i figli delle vittime e quelli dei carnefici hanno condiviso la stessa angoscia nel non sapere se avrebbero mai rivisto il proprio padre dopo averlo salutato.

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Al cinema Padrenostro, il rapporto padre-figlio con Pierfrancesco Favino