FERRO 3 - LA CASA VUOTA

Tae-Suk è un giovane che trascorre le sue giornate entrando nelle case lasciate vuote occasionalmente dai proprietari. Dorme sul divano, si fa la doccia, lava i panni, aggiusta gli oggetti che non funzionano, gioca a golf e si scatta fotografie da solo con la sua camera digitale. Tutto con una leggerezza quasi ultraterrena. Un giorno, entrando in una casa, si accorge c'è una ragazza, Sun-hwa, che ha dei segni di maltrattamenti sul viso. Sono i continui litigi con il marito. Tae-suk, la prende con sé, per vagare insieme nelle case degli altri, e condividere questo strano modo di vivere che trasforma, lentamente, la loro amicizia in amore. Un evento inaspettato li allontanerà, ma non per sempre.

2004
Corea del sud
Drammatico
Kim Ki-Duk
Hyun-kyoon Lee, Seung-yeon Lee, Mi-suk Lee, Ji-a Park
90 min
3,90


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Ferro 3 si chiama una mazza da golf con cui Tae-suk, bel ragazzo di eccezionale manualità, va per la città in motocicletta, pernottando in appartamenti i cui proprietari sono assenti. Non ruba nulla, anzi aggiusta, pulisce, riordina. In uno di essi si imbatte in Sun-hwa, moglie disamorata e maltrattata, che lo segue. I loro vagabondaggi si interrompono quando lui finisce in carcere, accusato a torto di vari reati. Finale a sorpresa, deliziosamente enigmatico. È un film cristallino in stato di grazia, assistito da due angeli custodi, leggerezza e trasparenza. Attraverso la sottrazione arriva alla perfezione: non una parola, un gesto, un minuto superfluo. Unico film sonoro al mondo, forse (dopo L'isola nuda , 1960), i cui due protagonisti non parlano mai. Dove una pallina da golf diventa un'arma, ma anche un veicolo di comunicazione. Questa stringatezza - che porta all'invisibilità come nella parte finale - non esclude i sentimenti, anzi la tenerezza dell'amore. Presenza perfino feroce nei suoi film precedenti ( L'isola ), qui la violenza è indiretta. Anche la violenza della prigionia - il contrario della casa, delle case che Tae-suk, angelo anarchico ma metodico, riabilita e fa rivivere - "è vanificata da una bellezza che avvera un magico annullamento spazio-temporale" (M. Columbo). Tale è la felicità del narrare di questa commedia in bilico sul fantastico che libera dalla smania dell'interpretazione che pure si può esercitare: Tae-suk che esce invisibile dal carcere è morto? Presentato a Venezia 2004 come 22° film a sorpresa, vinse il premio per la regia.

Ferro 3 – la casa vuota è il tentativo meglio riuscito di bilanciare delicatezza e violenza, poeticità e straniamento, di coniugare le contingenze brutali, o solamente incomprensibili, della quotidianità in una pellicola leggibile ad occhio umano. La sapienza registica, che regala a Kim Ki-duk un Leone d’argento per la miglior regia nel 2004, sta tutta in questo attento bilanciamento.

Ferro 3 descrive la solitudine dei protagonisti, eliminando il dialogo, limitato alle grida fredde dei personaggi di contorno, e lasciando parlare i silenzi dei sinuosi movimenti di Tae-Suk. Sembra volare negli spazi, così come era sospesa sull' acqua dell'irreale lago, la casa del monaco nel film precedente.
I gesti che compie nelle sue giornate sono il suo divertimento, il trascorrere del tempo di una persona che vive da sola, e che nella vita non ha dimenticato uno degli elementi più importanti, la curiosità. La curiosità, desiderio che spinge verso l'ignoto, fa incontrare poi le due lune, per dare origine a un amore quasi angelicato, nel quale comunicare è muoversi, affascinare è sfiorarsi. Per giungere poi, all'ultima sequenza del film, in cui l'occhio artistico del pittore dipinge l'amore, sentimento magico, impalpabile come l'aria.
Il tocco del regista coreano ci ha regalato un altro film, piccolo e immenso allo stesso tempo, narrando i sentimenti con la fantasia e la leggerezza delle emozioni.

L’incontro con Sun-hwa è introdotto dai bellissimi décadrage che incorniciano la sottile figura della donna in un angolino, per metà, o in lontananza rispetto al protagonista, ben centrato dalla macchina da presa. Più che nascondersi al visitatore, lei si lascia “non vedere” senza sforzo: osserva il suo ospite seguendolo, col corpo e con lo sguardo, mentre lui crede di trovarsi in una casa vuota. Vittima di un marito violentoabbandonerà ben presto la sua casa e la sua vita da “presenza” assente, per abitare con Tae-suk nuove case, nuovi spazi in maniera completa. Imparerà ad aggiustare oggetti, a vestirsi degli indumenti altrui, a rilavarli a mano, a riportare ad uno stato dignitoso pezzi di casa rovinati dal tempo e dalla pigrizia. Imparerà a lasciare il segno nello spazio che abita, a tracciare con la sua interiorità l’esteriorità che attraversa e consuma. Così, Kim Ki-duk le fa tagliuzzare una delle sue foto (in cui posava come modella) trovata appesa come quadro in una delle case. La tagliuzza e poi la ricompone (a modo suo) e riappende.

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