NON CONOSCI PAPICHA

Nedjma è una ragazza vivace che ama la moda e sogna di fare la stilista. Frequenta l'università, esce di nascosto la sera con la sua migliore amica, ma nell'Algeria degli anni Novanta viene mal giudicata da chi disprezza la libertà - di pensiero, di vestiario, di movimento, di stile di vita - femminile. La voglia di mettere su la sua prima sfilata viene dunque vista come un affronto dai fondamentalisti del posto, e la sua vita e quella delle sue amiche inizia a prendere una piega sempre più pericolosa.

Per il suo debutto nella fiction la documentarista Mounia Meddour sceglie una storia che le è cara, perché è la sua. Le fondamenta autobiografiche si percepiscono chiaramente: Papicha - termine algerino per il nostro 'hipster' - è un crescendo di tensione narrativa ed emozioni mutiple che arrivano dritte allo spettatore e lo stordiscono, raccontando una realtà ancora attuale.

Il fondamentalismo religioso, la respressione cieca, l'ottusità di chi mira a mettere a tacere la forza vitale delle donne per renderle sudditi obbedienti da gestire a proprio piacimento. La forza del film sta proprio nel raccontare la quotidianità di una ragazza comune che diventa suo malgrado ribelle e anticonformista. In un'altra società sarebbe soltanto una giovane donna desiderosa di coronare il suo sogno - e potersi scegliere la propria vita, il proprio look e il proprio amore - ma nel contesto che ben mette in scena Meddour diventa una minaccia, un insopportabile elemento di disturbo, l'anomalia di un integralismo che trasforma chi non aderisce alle sue regole in bersaglio facile.

Pende una scure minacciosa sul capo della protagonista e delle sue amiche, che nel frattempo tentano di vivere come possono la loro adolescenza, le prime esperienze sentimentali, gli studi universitari e le vicissitudini di un contesto tutt'altro che semplice. Ma soprattutto approfondiscono quei legami amicali che diventano vincoli di sorellanza nei - non pochi - momenti critici.

Gravidanze inaspettate, violenze in famiglia, tentati stupri, omicidi con il solo movente (non movente) religioso: durante la Decade Nera degli anni '90 in Algeria furono assassinate 150mila persone, e la regista non ha paura di raccontarlo. Scrive di suo pugno il film evitando a ragione la retorica e spingendo l'acceleratore sul pathos, in un crescendo di scioccanti emozioni.


Sala virtuale: 
2019
Mounia Meddour Gens
Drammatico
105min
7,90
Dal 18/12
ORARI E GIORNI INDICATIVI, GUARDA IL FILM QUANDO VUOI


TRAILER


ACQUISTA

Valuta:

Condividi:

Non conosci Papicha, di Mounia Meddour

   Un esordio potente, censurato in Algeria, che ripercorre un trauma ancora vivo nel presente attraverso la storia di resilienza ed emancipazione di una giovane in fiamme

“L’Algeria è solo una grande sala d’attesa. Siamo tutti in attesa di qualcosa: un lavoro, un posto in cui vivere”.

Siamo nell’Algeria di fine anni ’90 – ci informa una didascalia iniziale – nel periodo del cosiddetto decennio nero che ha coinvolto la popolazione civile in atti di violenza inenarrabile privandola di molte libertà inclusa quella di sentirsi cittadini, con conseguenze inevitabili ed evidenti nel presente. È urgente dunque, quanto immediata, la volontà della regista, classe 1978, di far incontrare il piano della finzione con una realtà che porta il peso dell’oblio e che comunque è sopravvissuta inconsciamente nelle persone della sua generazione.


IndieEye

   I muri cominciano a salire, terrificanti manifesti con corpi di donne nascosti dallo hijab emergono sulle pareti di Algeri, i notiziari aprono ogni edizione con foto di nuovi attacchi terroristici, siamo negli anni Novanta, l’Algeria è preda di quello verrà definito il decennio nero. Una sanguinosa guerra civile imperversa, un governo tutt’altro che democratico, frutto di un golpe militare, si contrappone a una violenta e furiosa insurrezione islamista. Nedjma vive in un campus universitario dove ancora, teoricamente, la libertà di pensiero e di espressione è tutelata, soprannominata Papicha, è una studentessa intelligente, entusiasta e amante della moda, ben conscia dei pericoli che la attorniano, ha imparato a destreggiarsi, evitando gli zeloti armati, quando la notte fugge con la compagna di stanza per una serata in discoteca.

LINK ALL'ARTICOLO COMPLETO

Mounia Meddour

   Nasce a Mosca nel 1978 da madre russa e padre algerino (Azzedine Meddour, regista). All'età di 18 anni si trasferisce con la famiglia in Francia a causa delle minacce di morte ricevute dal padre. Perfeziona i suoi studi in una scuola di giornalismo e ottiene un diploma al Cefpf - European Centre Of Training Production Film. Dopo alcune esperienze da aiuto regista nel 2007 firma il suo primo documentario Particules élémentaires a cui farà seguito La Cuisine en héritage nel 2009 e Cinéma algérien, un nouveau souffle nel 2011. Nel 2019 realizza il suo primo lungometraggio Non conosci Papicha presentato a Cannes e vincitore del premio Cesar 2020 come migliore opera prima.

Il "Decennio nero" algerino: una ferita ancora aperta

   Gli anni Novanta in Algeria sono stati caratterizzati da una sanguinosa guerra civile le cui pesanti eredità sono riscontrabili ancora oggi: un lungo conflitto interno cominciato nel 1992 – data del colpo di Stato militare – e terminato attorno al 1999, anno dell’elezione del presidente Abdelaziz Bouteflika, anche se episodi di violenza sono continuati negli anni successivi.

Parlare di “guerra civile”, secondo la maggioranza degli studiosi, è in questo caso indicato, seppur le due parti in guerra hanno sempre utilizzato altre definizioni: guerra al terrorismo, da un lato, jihad, dall’altro. Oltre al fatto che impiegando tale terminologia si evita una certa partigianeria, è anche vero che alcune caratteristiche proprie del cosiddetto “Decennio nero” fanno propendere verso di essa.

Fu una guerra protrattasi lungo svariati anni pervadendo praticamente l’intero paese e coinvolgendone la popolazione civile sia in quanto “ostaggio” alternativamente di una o l’altra delle due “fazioni”, che ancora come vittima innocente nel caso di massacri ai danni di interi villaggi (la zona della Mitidja, a sud di Algeri, fu la più colpita) o di arresti preventivi con conseguenti sparizioni di supposti fiancheggiatori.


LINK ALL'ARTICOLO COMPLETO

Intervista alla regista franco-algerina Mounia Meddour

   "Non conosci Papicha" è il film da vedere per chi crede che la moda sia un atto sovversivo

«Avevo 17 Anni e studiavo giornalismo all'università. Ci piaceva uscire, andare alle feste. Ma andare in giro senza il velo stava diventando sempre più pericoloso. C'era un clima di intimidazione e di violenza. Per strada, la gente si sentiva in diritto di dirti: "Devi indossare il niqab". "Le donne dovrebbero stare a casa"».
Fotogallery