LA CANDIDATA IDEALE

Maryam è una dottoressa consapevole della responsabilità del proprio ruolo che esercita in un piccolo ospedale in Arabia Saudita. Nonostante la sua professionalità deve lottare quotidianamente contro il pregiudizio diffuso nella società nei confronti delle donne. In famiglia, anche se ha un padre musicista di ampie vedute, sono inizialmente le sorelle a frenarne le prospettive per il futuro perché già hanno dovuto subire il precedente dileggio nei confronti della madre, cantante ora defunta. Quando, in seguito a una serie di contingenze, Maryam si ritrova a firmare i documenti per la candidatura alle elezioni per il Consiglio Comunale, la situazione si fa ancor più complicata.

Lunga è la strada che le donne debbono ancora percorrere in Arabia Saudita ma (appunto) dei passi sono stati compiuti e a contribuirvi è stato proprio quel La bicicletta verde che Haifaa Al Mansour presentò alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2012. A sette anni di distanza le donne possono andare in bicicletta e guidare un'auto anche in assenza di un uomo al loro fianco (cosa inconcepibile all'epoca) e si sono verificate ulteriori aperture. Ma, si potrebbe dire, inevitabilmente una parte consistente dell'universo maschile oppone una resistenza che va dal rifiuto totale degli anziani a forme più o meno subdole che hanno comunque l'obiettivo di conservare saldamente i poteri che contano in mano ai maschi.

La regista riesce a realizzare, come nella sua prova precedente, un film di denuncia senza assumere i toni del pamphlet. Lo fa sempre partendo da una dimensione familiare, da un rapporto tra sorelle che vivono in maniera differente sia il rapporto con la figura materna, ora scomparsa, che quello con il padre. Qui sta l'elemento innovativo nel percorso di Al Mansour.

Sala virtuale: 
2020
Haifaa Al-Mansour
Commedia drammatica
101min
5,90
Dal 14/01/2021
ORARI E GIORNI INDICATIVI, GUARDA IL FILM QUANDO VUOI


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Haifaa al Mansour racconta una scena di La candidata ideale


“In questa scena vediamo una festa di matrimonio per sole donne in Arabia Saudita, dove la società è molto segregata,”, dice nel video Haifaa al Mansour, regista di La candidata ideale. “È un momento di grande gioia e divertimento, ma appena entra lo sposo le donne devono coprirsi”.

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Una giovane e determinata dottoressa saudita alle elezioni comunali


L’abusatissimo aggettivo “necessario” calza a pennello per il film di Haifaa Al Mansour, prima regista donna dell’Arabia Saudita, rivelatasi nel lungometraggio con La bicicletta verde nel 2012 e già scesa in campo a livello internazionale con il poco apprezzato Mary Shelley nel 2017 e con la commedia Dacci un taglio nel 2018 per Netflix. Con The Perfect Candidate torna entro i confini del suo paese partendo dal ruolo delle donne saudite nella società. Un ruolo messo in discussione dalla giovane protagonista, figlia di una coppia di artisti e quindi più aperta verso il nuovo rispetto alle tante coetanee meno inclini al cambiamento. La ragazza lavora come dottoressa in un ospedale difficile da raggiungere a causa di una strada costantemente allagata. Più per caso che per effettiva consapevolezza decide di partecipare alle elezioni comunali prefiggendosi come obiettivo la sistemazione della strada. Una scelta controcorrente rispetto alla tradizione che vede ogni novità passare attraverso il filtro e l’autorità del genere maschile. L’innovazione che propone non mira a obiettivi alti, lontani e generici, ma prova a sensibilizzare l’elettorato verso i problemi concreti della realtà quotidiana: sistemare la strada in modo che l’accesso all’ospedale sia più facilmente percorribile da tutti. Il film segue le conseguenze della decisione della giovane protagonista sondandone le motivazioni e il contesto di appartenenza, sia famigliare che sociale.

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Una denuncia sulla condizione femminile


La candidata ideale rappresenta i limiti culturali con cui quotidianamente ogni donna, anche quella occidentale, si scontra negli ambienti lavorativi e politici. Se pensiamo alle quote rosa, ad esempio, nonostante lo si voglia vedere come un segno di emancipazione culturale nei confronti delle donne non è altro che un obbligo con cui ci si ritrova a fare i conti perché in caso contrario la presenza femminile in politica sarebbe sicuramente minorerispetto a quella attuale.

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Le conquiste politiche partono innanzitutto dal poter parlare di politica