SE QUESTO È AMORE

Marzo 1942: il primo contingente che varca i cancelli del campo di Auschwitz-Birkenau è un gruppo di mille donne provenienti dalla Slovacchia. Le più fortunate tra loro vengono messe a lavorare nel Kanada, il fabbricato destinato allo smistamento dei beni dei prigionieri, a pochi passi dai forni crematori. Nel gruppo spicca Helena Citron: giovane e attraente, aspirante attrice, con la sua voce soave fa innamorare l'ufficiale austriaco delle SS Franz Wunsch. Il loro affetto, nato contro ogni probabilità, protegge Helena e altri dalla morte e dagli orrori del lager. Che si tratti di amore corrisposto o di senso di opportunità, la loro relazione avrà decisive conseguenze all'interno di quel campo di concentramento ma anche strascichi imprevisti nelle loro esistenze di sopravvissuti alla guerra. In particolare quando, grazie anche all'impegno di Simon Wiesenthal, tra gli anni '60 e '70 in Austria verranno individuati e processati settanta ex ufficiali delle SS ancora a piede libero.

Se il titolo italiano del documentario di Maya Sarfaty cerca l'assonanza con il testo di Primo Levi, quello originale ricalca le parole della canzone tedesca dei primi anni '30 che accompagna tutto il film: Liebe war es nie (cioè "non è mai stato amore"). È infatti da quella canzone che ha inizio l'incanto dell'ufficiale nazista per la ragazza ebrea.

Mentre è una foto in bianco e nero di lei che, prigioniera, sorride al fotografo nonostante la cattività, a dare il via all'indagine del film e anticiparne la struttura prismatica, l'impianto aperto e ambivalente. Ritagliando l'ovale del suo viso da quella foto, riprodotta in molte copie, e sovrapponendolo a sfondi diversi, Franz continuerà ad alimentare per proprio conto la fascinazione per Helena, anche molto oltre la brusca interruzione nel '45.

Come raramente accade, in Se questo è amore convivono armonicamente una vicenda paradossale, il montaggio efficace di materiali e un'idea originale di messa in scena: Sarfaty, più che affidarsi a repertori già noti, attraverso la tecnica del fotomontaggio multistrato risemantizza le foto d'epoca, per costruire, attraverso una vicenda privata, una prospettiva differente, obliqua, su un dramma storico collettivo. Scontornate e dotate di una nuova profondità, le immagini idealmente si avvicinano allo spettatore, a offrire una narrazione chiaroscurale di un episodio eccezionale della Shoah, in osservazione non giudicante delle dinamiche umane che si innescano in un contesto ferocemente disumano.

In dialogo con questa ricercata soluzione grafica corre il movimentato e per nulla unanime coro delle testimoni oculari dei fatti, le compagne di prigionia di Helena, intervistate oggi. Alle loro voci si aggiungono anche la voce di Roza, la sorella di Helena, finita anche lei ad Auschwitz, e i repertori video della stessa Helena e di Franz ormai anziani, colti rispettivamente in interviste della tv israeliana e in un film di famiglia girato dalla di lui figlia, propulsore determinante della storia. Tra la realtà del campo, la rinascita dei sopravvissuti in Israele e il processo a Wunsch a Vienna nel 1972, molto abilmente Sarfaty dissotterra e reimpagina una storia a lungo rimasta nell'oblio, o meglio nella rimozione.




Sala virtuale: 
2020
Maya Sarfaty
Documentario
82min
7,90
27/01/2021
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Un amore impossibile

   Assegnato al campo, il suo odio antisemita è già diventato famoso, e l’uomo è fra i protagonisti minori delle selezioni delle persone ai treni della morte, che arrivano incessantemente da tutta Europa. Durante la festa per il compleanno di Wunsch e per il suo assegnamento al compartimento “Canada”, un’internata, già destinata alla camera a Gas, canta per rallegrare la serata. 

   Helena è una donna ventiduenne di origine ebraica, proveniente dalla Slovacchia. L’amore fra un’ebrea destinata alle camere a gas e una guardia delle SS non solo è severamente proibito, ma è fuori da qualsiasi logica idealista che ognuno dei due è abituato a immaginare.

Il 21 Marzo Helena avrebbe già dovuto incontrare il suo tragico destino respirando lo Zyklon B, ma l’intervento di Franz evita alla donna la morte, che torna nel suo dormitorio non sapendo quale rischio ha appena corso. A Helena però arriva un pacchetto di biscotti con un bigliettino: Mi sono innamorato di te.

   Quell’amore è impossibile, la bestia nazista non si può amare, non si può desiderare, si può solo odiare. Eppure… Per salvarsi la vita Helena finge un accenno di affetto, anche se non può quasi guardarlo, anche se l’odio nei confronti di un carnefice è impossibile da dimenticare. La relazione fra i due però continua, e salva prima Helena dalla camera a gas e poi anche la sorella, Rožinka, che fruisce dei favori dell’amante in famiglia ed evita morte certa.

Ad Auschwitz transitarono fra le 1.100.000 e le 1.500.000 di persone, rimanendo vive 7.000 persone circa, ed Helena e la sorella, nonostante fossero al campo ormai da 3 anni, furono fra le sopravvissute

   In extremis, Wunsch chiese a Helena di darle il nome di sua sorella, riuscendo a salvarla prima che questa raggiungesse la camera a gas, sostenendo che aveva urgente bisogno di lei come operaia nel magazzino di cui era il comandante. Per i due figli di Rožinka non ci fu nulla da fare.

Col tempo, pian piano, Franz si trasforma. Non è più una bestia senza sentimenti accecato dall’odio contro gli ebrei ma diventa umano, acceso dall’amore proibito per Helena. Gli inverni passano e la donna stessa si infatua di Wunsch, con i quali condivide 3 anni nel più basso girone dell’inferno che l’uomo abbia mai creato. Si innamorano l’uno dell’altra, nonostante ai forni il fuoco non sia mai spento, nonostante le pire con centinaia di migliaia di cadaveri non accennino ad esaurire la loro fiamma infernale.

16 anni dopo, il 25 agosto 1971, Franz Wunsch sarà arrestato a Vienna, e in seguito processato fra il 25 Aprile e il 27 Giugno del 1972. Durante il procedimento sarà chiamata a testimoniare anche Helena, che deporrà in suo favore. Nonostante le parole di favore della Citronova l’uomo sarebbe stato condannato per diversi omicidi commessi al campo, ma venne assolto per sopraggiunta prescrizione (sentenza LG Vienna 20 Vr 3805/64). I due ex-amanti non si incontrarono più, probabilmente non dimenticando mai quell’amore proibito e clandestino durato 3 anni nel luogo più terrificante che l’uomo abbia mai concepito. Helena andò a vivere in Israele, dove morì a 83 anni, nel 2005, mentre Franz morì il 23 Febbraio 2009, a 87 anni, in Germania




   "Mi ha affascinato questa storia per l'ambivalenza dei due personaggi principali - dice la regista israeliana  -. Impossibile parlare di Franz solo come un uomo malvagio perché era sicuramente anche capace di dolcezza.
    C'è insomma una grande zona grigia in questa storia che mi affascinava".
    Il fatto che in un film israeliano, che parla di un argomento delicato come la Shoah, compaia ineditamente un nazista in odore di bontà, spiega la Sarfaty: "Non ha creato alcun problema con la comunità ebraica, ma piuttosto a risentire della cosa è stato il pubblico austriaco molto sensibile alla storia di quel periodo. In fondo - aggiunge la regista quasi a giustificarsi - io ho solo raccontato degli esseri umani che in quanto tali sono ambivalenti".

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