RAMEN HEADS

Il giapponese Osamu Tomita, re indiscusso del ramen, ci trascina nel suo mondo, rivelandoci i suoi segreti, il suo approccio ossessivo verso la creazione della zuppa e dei noodles perfetti e la sua ricerca incessante degli ingredienti di alta qualità. Ma oltre alla storia di Tomita, il film presenta anche altri cinque importanti produttori di ramen, ognuno con la sua filosofia e il suo sapore, che testimoniamo aspetti diversi di questo meraviglioso mondo.
Partendo dalle radici storiche del ramen, il film offre agli spettatori uno sguardo approfondito sulla cultura che circonda questo piatto unico e accattivante.


2017
Giappone
Documentario
Koki Shigeno
Shôta Iida, Kumiko Ishida, Katsuya Kobayashi, Yûki Ohnishi, Tom Takahashi
93min
3,90
Dal 1 febbraio


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IL PIATTO GIAPPONESE PER ECCELLENZA


Come forse ormai già saprete, il sushi non è tra i piatti più consumati e diffusi in Giappone, anzi. Eppure, ancora molti lo identificano subito come il cibo giapponese per eccellenza. Ramen Heads inizia proprio sfatando questo falso mito: “sushi e tempura sono piatti raffinati, preziosi, pretenziosi, non da tutti i giorni. Il nostro piatto popolare è il ramen, molto più economico, immediato, informale, soddisfacente, grezzo, per nulla raffinato. Infatti, possiamo mangiarlo ogni giorno e non ci stanca mai”. E in effetti è proprio così: il ramen è un piatto che viene consumato quotidianamente, anche grazie ai mille modi diversi di cucinarlo. Pensate che il re del ramen, Osamu Tomita, nell’unico suo giorno di pausa dal ristorante, va in giro per la città a mangiare ramen, anche tre o quattro al giorno! “Giorno dopo giorno facciamo sempre la stessa cosa, ma la ripetizione è l’unico modo per far sì che una cosa funzioni”. E in effetti è proprio così: gli chef del ramen non si stancano mai né di farlo né di mangiarlo.

COME SI MANGIA IL RAMEN GIAPPONESE?

Ci sono abitudini che in una cultura alimentare sono da evitare, mentre in un’altra sono ben viste, se non addirittura auspicabili. È il caso di quel rumore che emette l’atto di risucchiare il brodo insieme agli spaghetti, che da noi è considerato addirittura maleducato, mentre invece, come sottolineato più volte durante il film, è d’obbligo quando si mangia il ramen. Per questo, è bene stare in silenzio e sentire solo il rumore del risucchio: questo sarà indice sia del fatto che si sta apprezzando il piatto, ma anche, soprattutto, che gli spaghetti sono della giusta consistenza. 

COME DEVONO ESSERE GLI SPAGHETTI?

È fondamentale che gli spaghetti siano freschi e fatti a mano. Infatti, non a caso, secondo una delle ipotesi più autorevoli, “ramen” sarebbe la pronuncia giapponese del cinese “la mian” che significa “tagliatelle tirate a mano”. Lo chef Osamu Tomita li prepara utilizzando un mix di quattro farine di frumento ben selezionate da lui, che varia leggermente a seconda delle stagioni. Altra caratteristica che devono avere gli i noodles è la “risucchiabilità”, come ripete più volte Osamu: per raggiungerla devono essere della lunghezza giusta, cioè lunghi e non corti, altrimenti verrebbero risucchiati in un solo colpo. Invece “le persone devono risucchiare gli spaghetti fino in fondo, e a lungo”. Per questo, devono essere anche spessi e lisci: solo così saranno veramente perfetti per il risucchiamento. 

IL BRODO È TUTTO, O MEGLIO I BRODI