GLASSBOY

Pino ha undici anni e un grande problema: è affetto da una malattia che lo rende fisicamente vulnerabile e lo costringe a vivere rinchiuso nella sua bella casa altoborghese. Dalla finestra della sua stanza Pino osserva un gruppetto di coetanei che si autodefiniscono gli Snerd, sogna di unirsi a loro, e nel frattempo ne disegna le immagini in forma di fumetto. Finché Mavi, la leader degli Snerd, non lo invita ad unirsi al gruppo e per il ragazzo inizia un'esplorazione del mondo esterno, con tutti i rischi e le opportunità che questo comporta. Ma una brusca svolta della storia lo porterà lontano dal gruppo, e gli Snerd dovranno fare tutto il possibile per ritrovarlo.

Sala virtuale: 
2020
Samuele Rossi
Drammatico
90min
7,90
Fino al 28 febbraio
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Il film nasce 5 anni fa ma la coincidenza è impressionante. È un film che parla all’oggi – ha spiegato il regista – che interpreta il disagio che i bambini stanno vivendo, il dramma della separazione e dell’isolamento. Mai avremmo immaginato di vivere questi tempi di costrizione. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i più piccoli a cui, in questi mesi, è stato negato il gioco, la scuola e la socialità. Credo che Glassboy ricordi che, in fondo, tutti i ragazzi si sentono un po’ come il protagonista, Pino, cioè fragili, non accettati. E lo stesso vale anche per i genitori, obbligati a vivere le stesse ansie, speranze e aspettative. Ovviamente avrei voluto vedere il film uscirà nelle sale (prima o poi succederà), ma sono comunque felice di questa anteprima nelle corrispettive modalità virtuali: resituisce ai piccoli esercenti l’importanza che meritano!”


I bambini 'supereroi' quotidiani


Far parlare i bambini e parlare a loro, nella maniera di Spielberg e Zemeckis, "che non hanno paura di raccontare storie per il pubblico". E' l'obiettivo condiviso dal regista Samuele Rossi e dal produttore Emanuele Nespeca nel realizzare Glassboy, ispirato dal romanzo vincitore del premio Andersen 2012, Il bambino di vetro di Fabrizio Silei (Einaudi ragazzi).

Un family movie per il pubblico più giovane ("genere che in Italia viene spesso ignorato" sottolinea Rossi) con un cast che comprende Andrea Arru, Giorgia Wurth, Loretta Goggi, Massimo De Lorenzo, Giorgio Colangeli, David Paryla, Rosa Barbolini, Mia Polemari e Stefano Trapuzzano. Dopo aver essere stato l'unico titolo italiano in concorso al Giffoni Film Festival Winter Edition ed aver vinto un premio al Tallinn Black Nights Film Festival, Glassboy, distribuito da Solaria Film in collaborazione con Minerva Pictures, arriva dal 1 febbraio on demand sulle principali piattaforme. In parallelo, dopo la vendita in Germania, sono già in corso trattative per la distribuzione in altri Paesi.

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«Quando ho cominciato a lavorare a Glassboy – ha dichiarato il regista - avevo in mente da un lato alcuni riferimenti ormai leggendari della cinematografia di genere, in particolare del cinema per ragazzi quali Stand by me, E.T. o i Goonies, dall’altro opere appartenenti al mio background cinematografico europeo, più attento alla forma e alle tematiche sociali. La sfida era davvero nel connubio di questi due mondi: raccontare il mondo ad altezza bambino e al contempo farlo attraverso uno specifico linguaggio di genere, […] lavorando prevalentemente nella direzione della fiaba e del realismo magico.»

Glassboy è uno di noi


Tutta la forza dei bambini non esisterebbe senza le loro fragilità. E così, come Inside Out ha mostrato ai più piccoli che gioia e tristezza possono convivere, ecco che arriva un film intimo, divertente ed emozionante a far vedere che la diversità non fa rima con inferiorità ma con unicità.

A parte qualche parolaccia di troppo, la storia procede con garbo e brio, e racconta in maniera spontanea e tenera l’avventura più elettrizzante che ci sia, quella della crescita. Questi ragazzi hanno genitori molto diversi tra loro, per estrazione sociale, etnia e carattere, ma ciascuno a modo proprio cerca di far funzionare i rapporti. La forza più grande sta nell’amicizia del gruppo, che supera difficoltà e lancia il cuore persino oltre l’ostacolo più duro.
Ci sono tutti gli elementi della favola moderna, con momenti che faranno tirare un sospiro di sollievo a tante mamme e a tanti papà. Questi bambini forse non usano tante parole, ma si esprimono attraverso l’arte o lo sport per mettere ordine tra pensieri e sentimenti e a volte dimostrano una maturità maggiore di molti degli adulti che li circondano e che spesso non li ascoltano.
Guardati negli occhi, da pari a pari, questi protagonisti crescono ed esorcizzano anche la malattia, un concetto a quell’età così difficile da comprendere, o almeno così sentono ripetere a casa. E invece eccoli qui, in sella alle loro biciclette, a proteggere l’anello più debole, a dimostrargli amore incondizionato e un appoggio che non ha nulla a che vedere con il patrimonio o la salute, e tutto invece con la ricchezza interiore.
E se qualche briciola di retorica emerge qua e là nel film basta ricordare che si tratta di un peccatuccio veniale davanti ad un progetto così puro e sensibile.

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La fiaba per bambini che parla d'isolamento


C'è il sapore di 'ET', quello dei 'Goonies', e qualche eco degli 'Aristogatti' (con il precettore del ragazzino protagonista che somiglia tanto al perfido maggiordomo disneyano) e de 'La carica dei 101', con il personaggio di Loretta Goggi che evoca Crudelia De Mon.

Un racconto avventuroso dal sapore di fiaba (con ragazzini attratti più dalle bici che dagli smartphone) che affronta i temi dell'amicizia, dell'inclusione, della fragilità, dell'emancipazione, ma che è anche fatalmente sovrapponibile alla condizione contemporanea dei bambini costretti a casa dal coronavirus.

Liberamente ispirato al romanzo 'Il Bambino di vetro' di Fabrizio Silei il film girato tra Bracciano, Albenga, Montecatini terme, Cosenza e l'Austria, annovera nel cast oltre alla Goggi trasformata in nonna ricca e dispotica ma in fondo fragile, Giorgio Colangeli, Giorgia Wurth, David Paryla, Massimo De Lorenzo e uno straordinario gruppo di attori ragazzini, quasi tutti esordienti al cinema, eccezion fatta per il protagonista Andrea Arru, nei panni dell'undicenne Pino.

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La pellicola per ragazzi che parla di malattie rare


Il film racconta la storia di Pino, un bambino che guarda il mondo da una finestra perché non può uscire di casa per colpa della sua patologia

“In mezzo a una grande distesa di colline c’era un grande lago che nei giorni di nebbia sembrava non finire mai e nascosto tra le rocce c’era un paese dal nome di fiaba: Astralaguna. Nella grande piazza di Astralaguna c’era un edificio nobiliare dove viveva un bambino che non usciva mai di casa. La colpa era di una strana malattia, che aveva da quando era nato. Da fuori sembrava come gli altri, ma bastava un nulla e poteva rompersi in mille pezzi. Quel bambino passava tutti i suoi giorni a osservare i ragazzi del paese”. Sono affidate alle tavole di un fumetto le prime scene di “Glassboy”, film per ragazzi del regista Samuele Rossi che, con leggerezza e un tocco di magia, affronta un tema difficile come quelle delle malattie rare in età pediatrica. Pino, il protagonista, ha 11 anni e non esce quasi mai di casa a causa di una malattia ereditaria che ne mette a rischio la vita. Non frequenta la scuola e studia con un precettore, ma ama osservare i suoi coetanei dalla finestra della sua stanza, mosso dal desiderio di poter fare anche lui una vita come gli altri.

Della misteriosa malattia di Pino poco si dice nel film, e anzi non viene mai nominata, ma il rischio costante di incorrere in un’emorragia rimanda chiaramente all’emofilia, patologia rara di origine genetica legata alla coagulazione del sangue, che condiziona pesantemente la vita di chi ne è affetto. Il film, però, non intende sensibilizzare gli spettatori sugli effetti di una particolare malattia, né di fare luce su uno specifico caso clinico. Lo scopo è piuttosto quello di raccontare una condizione di fragilità universale vista attraverso gli occhi di un bambino malato che non si arrende all’idea di non poter vivere appieno la sua vita, e che combatte, con forza ed estrema determinazione, contro i pregiudizi legati alla sua situazione, soprattutto contro i timori dei suoi cari che vorrebbero confinarlo sotto una campana di vetro.

Premiato come come Miglior film europeo per ragazzi al Tallinn Black Nights Film Festival, e dopo la recente partecipazione alla winter edition del cinquantesimo Festival di Giffoni, dove è stato presentato in anteprima nazionale come unica opera italiana in concorso, “Glassboy” sarà disponibile sulle principali piattaforme online a partire da oggi, 1° febbraio. Il film è tratto dal romanzo “Il bambino di vetro” di Fabrizio Silei (Einaudi Ragazzi), vincitore nel 2012 del Premio Andersen, il più prestigioso riconoscimento italiano attribuito ai migliori libri per ragazzi. “Tutto è cominciato quando, fra le mie ricerche, mi sono imbattuto nel libro di Fabrizio Silei, ‘Il bambino di vetro’, a fine 2014”, ha detto il regista Samuele Rossi, che ha lavorato al film per sei anni, collaborando anche alla stesura della sceneggiatura. “L’innamoramento è stato immediato. Da quel momento, è iniziato un lavoro di approfondimento, scrittura e adattamento con l’obiettivo di calare la dimensione narrativa dell’opera ai giorni d’oggi, modificandone ampiamente personaggi e drammaturgia ma senza volerne tradire i presupposti principali. Ecco perché la storia di Pino mi è rimasta sulla pelle: l’avventura di un bambino di 11 anni con una malattia limitante che cerca disperatamente il proprio posto nel mondo. La sua voglia di vivere è così intensa che nemmeno la minaccia della morte può trattenerlo dallo spingersi oltre i propri limiti”. Del cast del film fa parte anche un’inedita Loretta Goggi nei panni della nonna Helena, una donna nobile e ricca che, accecata dall’amore, proverà più di ogni altro a ostacolare il nipote nella sua battaglia per vivere la propria vita, come un bambino ‘normale’.

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