TUTTI PAZZI PER YVES

Jerem è un aspirante rapper che vive un'esistenza da nerd sfigato nella casa della nonna defunta. La sua vita ha una svolta improvvisa quando viene selezionato (dopo essersi spacciato per medico) come tester di un frigorifero ultramoderno, il Fribot. Il giovane uomo accetta perché gli viene promessa una consegna quotidiana di provviste selezionate dal frigorifero intelligente, ma scoprira' che Yves - questo il nome dato dalla casa produttrice al modello assegnato a Jerem - sa fare molto di più: apre la porta di casa, impartisce direttive agli altri elettrodomestici, prepara aperitivi, regala oggetti costosi e si propone come un confidente e un amico di cui non fare più a meno.

Yves arriva addirittura ad aiutare Jerem con la sua musica, perfezionando un suo brano rap e postandolo su Youtube, dove il brano ottiene migliaia di visualizzazioni. Le cose si complicano quando Yves comincia ad interferire con la vita privata di Jerem, utilizzando a sua insaputa la sua mail e il suo cellulare. Jerem comincia a ribellarsi a questo controllo indesiderato e si apre una guerra (fredda, naturalmente) per decidere chi sarà il padrone e chi il servo devoto.

Tutti pazzi per Yves sarà proposto in versione originale sottotitolata, mantenendo così tutte le parti rap originali. L’adattamento dei sottotitoli delle canzoni è stato curato da Frankie hi-nrg mc che ha rispettato la metrica originale del testo, facendo in modo che anche in italiano mantenga il ritmo originale, realizzando di fatto un vero e proprio Sing-along perfettamente rappabile.


Sala virtuale: 
2019
Benoît Forgeard
Commedia
107min
7,99
Dal 4 febbraio
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Benoît Forgeard • Regista di Tutti pazzi per Yves

"L'umorismo che interessa a me è di tipo interrogativo, critico, satirico

Cineuropa: Come nasce l’idea di Yves, questo frigorifero intelligente che è al centro del suo film?
Benoît Forgeard: Spesso scrivo in due righe trame di film improbabili, in teoria complicati da realizzare, come per esempio quella di un frigo che aiuta un rapper a diventare famoso. Ispirato da questo passaggio, ho deciso di fare un film con l’idea di creare qualcosa di intenso, e non semplicemente un progetto modesto. Il caso vuole che allo stesso tempo, mentre lavoravo a quest’idea, il progresso della scienza e della tecnica ha fatto sì che alcuni oggetti inanimati si siano messi a diventare intelligenti e a esprimersi, come gli speaker di Google. Quindi, ho trovato una realtà concreta su cui basare questa storia.

Ha fatto numerose ricerche sull’argomento?
La scienza in generale, e l’intelligenza artificiale in particolare, mi interessano molto. Non ho fatto alcun tirocinio nella Silicon Valley, e lascio comunque una parte di ignoranza. Ma ero almeno a conoscenza del funzionamento del deep learning. So che adesso le intelligenze artificiali lavorano seguendo questa tecnica, accumulando i dati, facendo diagnosi e traendo le loro conclusioni.

Perché un rapper messo di fronte a questo frigo?
L’idea di partenza era quella di avere un artista, perché quello che mi interessa è il modo in cui l’intelligenza artificiale si inserisce nel campo artistico. All’inizio si trattava di un musicista, ma mi sono reso conto che il rap era eccezionale perché da un lato rappresenta la musica popolare dei nostri tempi e ha invaso tutti i generi musicali, e dall’altro perché nella figura del rapper c’è un qualcosa di virile, e certamente è presente la paura di perdere questa virilità. Era quindi interessante mettere di fronte a questo frigo un modello d’uomo che ha timore per la sua sopravvivenza.

L’intelligenza artificiale rappresenta al tempo stesso la seduzione e l’angoscia?
È il rischio politico e filosofico della nostra epoca. Sarà difficile sfuggire a questo tipo di oggetti, non esserne sedotti e in questo rapporto di forza di fronte alla macchina, riuscire a mantenere una certa libertà e indipendenza. Tra le dimostrazioni più comuni c’è quella della diagnosi medica: se, ad esempio, uno spazzolino da denti dotato di intelligenza artificiale, dopo averci analizzato la saliva, ci dice che stiamo covando una malattia, ci risulterà difficile ignorare l’informazione. In questo modo, ci si ritrova in uno stato di dipendenza che ha qualcosa di molto affascinante.

E allora perché realizzare una commedia su un argomento così impegnativo? E fino a dove arrivare?
La commedia è la mia forma di espressione, perché mi piace e perché penso che sia un modo elegante per approcciarsi al mondo. Possiamo parlare di argomenti seri, e farlo con leggerezza. Invece, l’umorismo che mi interessa è un umorismo ricco di domande, critico, satirico e anche qualcosa che si avvicina alla verità.

Come ha elaborato l’aspetto visivo del frigo?
Volevo che il film fosse credibile, quindi c’era bisogno di curare lo stile della forma del frigo. E volevo che il frigo fosse un oggetto vivente durante le riprese; in altre parole era interpretato e diretto da un attore, il quale si trovava dentro una cabina isolata e che faceva sì che, a ogni ripresa, il frigo recitasse in modo diverso. Per far questo, era necessaria una reale complessità tecnica.

La fotografia è molto particolare, con, in alcune scene, una colorimetria molto minuziosa.
Da diversi anni lavoro sull’immagine con lo stesso capo operatore e lo stesso tecnico; l’immagine è lavorata in post-produzione. Nel film si parte da una base piuttosto realista, come la casa della nonna dove arriva questo frigo, e poi, ci sono delle scene in cui, tutto a un tratto, ci si abbandona a molta più espressività.

Il culto del progresso è il tema principale del film?
No, anzi l’argomento è l’intelligenza artificiale che conduce all’ottimizzazione, al miglioramento di se stessi. L’intelligenza artificiale non rappresenta più solo un qualcosa che esiste per essere al nostro servizio, ma è anche qualcosa che anticipa i nostri bisogni, che ci consiglia, che cerca di migliorarci, di cambiarci, di fare di noi delle persone migliori.

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Un frigo che prende il controllo della vita di un rapper allo sbaraglio


Chi è lo schiavo di chi? Gli oggetti interconnessi, grazie all’intelligenza artificiale, sono al giorno d’oggi in pieno sviluppo e, al contempo, affascinano e preoccupano. Il fenomeno dell’intelligenza artificiale inizia a entrare nella quotidianità delle persone normali e si espande molto velocemente; si situa al crocevia tra il “deep learning”, l’autoapprendimento delle macchine che si perfeziona gradualmente, e gli enormi database che si costituiscono nel mondo e all’interno dei quali l’intelligenza artificiale pesca per stabilire progetti di ottimizzazione (o calcolare possibilità di rischio).

Ed è su questo tema, che una volta era fonte di ispirazione per la fantascienza, che il cineasta Benoît Forgeard ha deciso di puntare il suo umorismo satirico ed eccentrico in Tutti pazzi per Yves [+], film di chiusura della 51ma Quinzaine des Réalisateurs del 72° Festival di Cannes. Un nuovo stravagante episodio (ma non privo di senso) nella storia dell’eterna lotta tra l’uomo e la macchina, a cui il regista ha aggiunto le battaglie a suon di rap; il tutto racchiuso in una commedia che s’interroga anche, in modo poco serio, sulla conquista del successo artistico.

Jérem (William Lebghil, diventato una stella della commedia francese, dal film Première année [+] a Ami-ami [+]) è nel caos. Lui, che sogna di sfondare nel mondo della musica rap e costretto a vivere nella villetta di periferia della nonna, accetta, per risparmiare, di partecipare a un programma per provare “fribot”, un frigorifero intelligente fornito gratuitamente dalla società Digital Cool. Ed è così che Yves sbarca nella sua vita, il frigo intelligente che all’inizio fa la spesa restando discreto; poi prova a far seguire a Jérem una dieta più sana ed equilibrata; e arriva fino a intromettersi sempre di più nella sua vita privata, come ad esempio, collegandosi alla rubrica del suo cellulare e prendendo appuntamenti al posto suo. Tutte queste intromissioni nella sua sfera personale non piacciono affatto al giovane rapper, il quale ne parla con Yves (perché il frigo è ovviamente munito della capacità di parola e non si lascia sfuggire un’occasione per riempire di consigli Jérem). E quando il rapper si prepara ad abbandonare il test, Yves prende l’iniziativa e decide di regalargli delle straordinarie casse; tutto questo sotto la supervisione di So (Doria Tillier), una bella donna che non lascia Jérem indifferente, la quale è incaricata di seguire il periodo di prova per conto della società Digital Cool. Ma Yves non si ferma qui: migliorando un pezzo rap di Jérem e diffondendolo sui social media, da perdente lo trasforma in un personaggio famoso. Nonostante sia inebriato dal successo, il rapper si rende velocemente conto che la sua vera identità è in pericolo e che l’intelligenza artificiale è in realtà un’amicizia pericolosa, in una società presa nella spirale tecnologica tanto eccitante quanto minacciosa...