SASHA E IL POLO NORD

Una principessa si fa cameriera per coronare un sogno. Rivedere suo nonno Oloukine, esploratore dell'Artico mai tornato dal Polo Nord.

La ragazza si chiama Sasha, siamo nella Russia di fine Ottocento, i suoi genitori hanno altri piani per lei e le stanno progettando la vita con un aristocratico che non ama. A Sasha non resta altra scelta che fuggire e sfidare il destino (e il ghiaccio) per cercare l'adorato nonno, convinta di conoscere solo lei il modo per riuscirci.

La tecnica di animazione è interessante: fare a meno dei contorni per proporre una bidimensionalità che si fa da trait d'union tra tradizione e modernità, spingendo l'acceleratore sul retrò per restituire tramite le immagini il sapore di un'epoca passata. Altrettanto curiosa la storia: c'è dentro la rivendicazione di genere, il ribaltamento del concetto di riscatto sociale (è la principessa a farsi cameriera e a cercare lavoro in nome della libertà d'azione, non viceversa), la lezione disneyana del 'Se puoi sognarlo, puoi farlo' e tutta l'atmosfera della narrazione di avventura a cui ci ha abituati una certa tradizione letteraria, da Kipling a Stevenson passando per Defoe.

La domanda finale è se la vera casa non sia piuttosto quella che Sasha trova, per caso, nel suo viaggio. Due fratelli capitani burberi ma presenti, un mozzo solidale, una ciurma sconquassata ma compatta. E quelle nevi tra le quali viene voglia di fermarsi per scrutare affascinati l'orizzonte, proprio come nonno Oloukine.


Sala virtuale: 
2017
Rémi Chayé
ANIMAZIONE
81min
3,00
Dal 4 febbraio
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L'accettazione e il superamento del lutto


Sasha e il Polo Nord del francese Rémi Chayé è il primo lungometraggio del regista, impegnato prima in cortometraggi o collaborazioni con altri autori. E prima ancora in studi fumettistici,  scuole d’illustrazione e solo dopo disegno animato. L’artista francese, insieme all’illustratore Liane-Cho Han, trasferisce nell’animazione un ricordo del libro e della carta, un che di antico del pastello e della matita, soprattutto nel disegno della neve che scende dal cielo e che per buona parte del film invade la scena. La  semplicità del tratto stilistico non diventa mai difetto e non nasce solo dalla neve che appiattisce con eleganza il paesaggio. Al contrario, risiede nella linearità dei volti liberi dei segni del tempo, il viso di Sasha simile a quello di un’antica matrioska, il fiume di San Pietroburgo che scorre placidamente… Tutto contribuisce a rilassare lo sguardo. Il bianco del Polo Nord smette di rassicurare solo quando si apre nella sua gelida e impassibile ostilità, quando attraverso un tratto mosso ma sinuoso Chayé e Liane-Cho Han restituiscono il vento e la tempesta, il gelo che sale dal terreno e avvolge i dintorni. Donando sempre e comunque silenzio.

Sasha, quattordicenne che non sorride mai, si imbarca per ritrovare la Davai, la nave del nonno sperduta al Polo. L’avventura si fonde alla perfezione con l’accettazione e il superamento del lutto, riprendendo la struttura delle fiabe più antiche. Solo raggiungendo il Polo Nord, Sasha può staccarsi da quella figura scomparsa, molto più paterna del padre stesso. Solo arrivando lì, nell’aldilà personale del nonno Oulokine, la parte superiore del mondo nel titolo originale. Il lutto si estende infatti per tutta la storia, bagna le immagini mai realmente luminose, neanche quando il sole si fa spazio fra le nuvole. La liberazione di Sasha non avviene quando scappa dalle costrizioni paterne ma quando riesce a dare un contorno tangibile ai ricordi che la opprimono, non soffrendoli da sola nei meandri della mente, ma liberandoli nel legno ghiacciato della Davai. E anche se la spedizione include tutto l’equipaggio della nave che porta Sasha al Polo (il duro capitano Lund, ma anche rimanendo a terra la dolce albergatrice Olga), è ovviamente solo lei l’eroina capace di risolvere la storia, la sola a camminare nella neve da cui cerca di far emergere il passato.

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“IN CIMA AL MONDO” ALLA RICERCA DI SE STESSA


SI TRATTA DI UN FILM D’ANIMAZIONE DI RARA POTENZA, PERFETTO PER ADULTI E BAMBINI, FORTEMENTE SUGGESTIVO. I COLORI UTILIZZATI, QUASI SEMPRE DELICATI, SI ACCENDONO SUL FINALE COME IN UN DIPINTO, EMOZIONANDO LO SPETTATORE E RENDENDOLO PREGNO DI SENTIMENTI SENZA TEMPO NÉ CONFINI. 

E’ evidente il durissimo processo di accettazione di sé e dei propri limiti a cui si sottopone Sasha, che prende atto di non essere più una bambina, ma neanche un’adulta ed è in bilico tra il bisogno di rendersi autonoma affrancandosi dall’autorità genitoriale e quello di essere ancora totalmente dipendente dalla famiglia. Il crinale che lei affronta è reso perfettamente con i ripidi pendii delle montagne che dovrà scalare se vorrà arrivare in cima per trovare ciò di cui spasmodicamente era alla ricerca: se stessa sotto forma del nonno. Attraverso questo viaggio Sasha cresce, vivendo cambiamenti profondi dal punto di vista emozionale e comportamentale, che emergono con prepotenza nella tendenza all’indipendenza e nello sperimentare situazioni ed emozioni nuove, anche quando queste sfociano in sensazioni di delusione o di sconfitta. Proprio per questo Sasha un momento appare forte e sicura di sé ma un attimo dopo fragile ed insicura. Fino a che, dopo aver trovato finalmente la sua identità, si rasserena consapevole di se stessa e del suo valore.

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