UN GATTO A PARIGI

Dino è un gatto dalla doppia vita. Di giorno vive con Zoe, una ragazzina la cui mamma, Jeanne, è agente di polizia. Di notte lavora con Nico, un ladro dal cuore grande. Zoe si è chiusa nel silenzio dopo la morte del padre, avvenuta per mano del gangster Costa. Un giorno il gatto Dino porta a Zoe un bracciale preziosissimo. Lucas, vicecomandante di Jeanne, si accorge che il bracciale fa parte di una collezione di gioielli rubati. Una notte Zoe decide di seguire Dino. Sul suo tragitto intercetta per caso una conversazione tra alcuni malviventi e scopre che la sua babysitter fa parte della loro banda.



2010
Francia, Svizzera, Belgio, Olanda
ANIMAZIONE
Alain Gagnol, Jean-Loup Felicioli
Dominique Blanc, Bernadette Lafont, Bruno Salomone, Jean Benguigui, Oriane Zani
65min
3,00
Dal 17 febbraio


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PER BAMBINI E NON SOLO


La prima cosa che salta all’occhio di questo film d’animazione è il taglio della storia intrigante per i bambini ma avvicente anche per i grandi dal cuor fanciullo, come diceva il Pascoli grazie ai suoi intrighi polizieschi arricchiti dalle possibilità del cinema di settore. Per gli amanti del film a cartoni, la tecnica adottata dai due realizzatori in Un gatto a Parigi è tipicamente europea nel disegno (abbastanza vicino nello stile e nelle linee a La gabbianella e il gatto) con uno sguardo retrò che porta inevitabilmente a ritrarre i mitici tetti di Parigi protagonisti di tanti film ( il cenno al disneyano Gli aristogatti è d’uopo). Arricchito nell’edizione originale da voci celebri ( tra le quali quella di Bernadette Lafont, nota in tempi recenti per il film Paulette uscito prima della sua scomparsa improvvisa nel 2013 )

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La raffinatezza dell'animazione francese


Un gatto a Parigi, in lizza per gli Oscar 2012 come miglior film di animazione insieme a colleghi d’eccellenza prodotti da colossi dell’intrattenimento per ragazzi quali Dream Works e Paramount, è una perla della settima arte  pur nella semplicità dei suoi disegni essenzial. Finalmente arrivato in Italia, grazie a P.F.A. Films, è una raffinata alternativa al consueto classico Disney 

Sogni e incubi dei personaggi trovano libero sfogo in momenti onirici altamente persuasivi tramite i quali in soli 64 minuti Un Gatto a Parigi riesce a costruire con minuzia e fantasia i piccoli e personalissimi mondi di ogni comprimario di questa storia che nelle sue notturne ambientazioni assume spesso tonalità noir.

A rendere eccezionale questo cartone non è però la particolarità di una trama che sa osare pur rimanendo nei canoni del pedagogico scopo che ogni opera destinata ad un certo tipo di pubblico deve avere, ma la bellezza degli essenziali dei disegni e l’intera resa grafica che con orgoglio si mostra in tutta la sua voglia di riportare al centro della scena di un cartone la bellezza di illustrazioni varie e variopinte. Lontane ma non meno accattivanti dalla filosofia della computer grafica che, pur avendo un potente impatto visivo, leva sempre un po’ di magia alla storia che racconta.

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Un sofisticato e affascinante film d’animazione adatto a tutte le età


“Un gatto a Parigi” si colloca totalmente al di fuori dai consueti canoni grafici spettacolari dei film d’animazione, presentandosi visivamente come un elegante e raffinato dipinto: la grafica sofisticata e accattivante, che richiama vagamente lo stile cubista, è estremamente accurata; la falsa prospettiva, l’uso irreale dei colori, la mancanza di profondità delle scene, la fluidità dei personaggi interamente disegnati a mano, che agilmente saltano da un tetto all’altro nella seducente notte parigina, sono un degno palcoscenico dell’inconfondibile genere noir.

La scelta dei brani musicali segue il filo delle ricercatezza, con “I wished on the moon” di Billie Holiday in apertura e le musiche di Serge Besset.

La trama, apparentemente semplice e leggera, a ben guardare offre invece molti spunti di riflessione, mettendo in rilievo il lato umano dei personaggi e alcune problematiche che nella società attuale sono ben ricorrenti: il difficile ruolo di genitore, con la madre Jeanne risucchiata dal lavoro e preda di un latente senso di colpa nei confronti di Zoe, cui riesce a dedicare pochissimo tempo, presa com’è dal dovere e dalla sete di giustizia; la piccola che reagisce al trauma per la perdita del padre trincerandosi dietro un impenetrabile silenzio.

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