TENSIONE SUPERFICIALE

Michela è una ragazza-madre di trent'anni. Insoddisfatta del lavoro di receptionist in un hotel sul lago di Resia, estenuata dagli orari che le permettono di vedere solo di rado il figlio, decide di dare una svolta alla propria vita. Varca così il confine, per lavorare come prostituta nel week-end: in Austria, a pochi chilometri di distanza, le ragazze che vendono il proprio corp sono tutelate dalla legge e ricevono lauti stipendi. Non appena, però, in paese si sparge la voce del suo nuovo lavoro, tutta la comunità le si rivolta contro, isolandola e perseguitandola. Il "segreto" di Michela porterà alla luce molte delle meschinità e delle ipocrisie quotidiane che sottendono alla vita del paesino montano, trasformando la ragazza in un capro espiatorio perfetto. Riuscirà a reagire, rifugiandosi nei valori più tradizionali: la famiglia, la dura vita di montagna, i rituali della comunità. Passata quindi attraverso la crudeltà dei suoi concittadini, la donna riuscirà infine a riconciliarsi con l'ex marito e l'intero paese, senza rinunciare alla propria volontà di autodeterminarsi.

Sala virtuale: 
2020
Giovanni Aloi
Drammatico
90min
7,90
Dal 18 febbraio
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Il coraggio di esistere


Tema delicatissimo quello scelto dall’esordiente Giovanni Aloi, che mescola stereotipi e pregiudizi della società con la forza di una madre calpestata ma resistente

L’argomento, quello della prostituzione professionale, estremamente controverso, è messo in scena senza volgarità e con rispetto della donna. Tuttavia è ben rappresentato anche il bagaglio di preconcetti intessuti nel sociale, soprattutto della provincia remota. Michela non è solo una ragazza madre che insegue il compagno, che forse compagno non è mai stato; è una immigrata in un Alto Adige molto duro, dove la comunità l’accetta appena. Tutto per il figlio.

L’universo maschile dove abita Michela è fatto di padroni e virilità impietosa. Zero empatia, poca anche tra le altre donne. Ma lei, candida, sembra averne per tutti, da regalare anche a chi la tratta come una serva. E poi, i soldi, che la riscattano e alla fine fanno sì che in molti corrano da lei a chiedere aiuto.

In una lettura molteplice, la sceneggiatura scritta dal regista stesso con Heidrun Schleef e Nicolò Galbiati, dissemina indizi infernali, fino al sommo campanile infuocato con cui si chiude il film stesso. Il passaggio del confine che Michela effettua quotidianamente, è un transito senza Caronte. Atmosfere oniriche (dove una mucca genitrice, o una vacca, sta, in mezzo alla strada) o la follia irreale alla Sorrentino nell’hotel del peccato. Poi si torna con i piedi per terra, per il ragazzino adolescente che cresce tra due genitori che un po’ si amano e un po’ si odiano.

E non c’è peggior diavolo del maligno che incarna Claudio, irreale e psicotico: demone del possesso e della superiorità, mascolino e padrone, fa sfoggio della sua forza e con quella controlla Michela. Ma è con la forza poi, che lei si riprende la sua vita.

In questo microcosmo, gli uomini sono senza rotta. Le donne senza rispetto. I figli, una speranza da coltivare. Michela, si batte anima e corpo per questa vita, per riavere la dignità che aveva perduto, per la maternità che (non) ha scelto.

Ciononostante, come quella coltre di neve densa che tutto ricopre, anche la storia rimane un po’ schiacciata, follemente violentata da uomini che non si meritano il perdono e si accaniscono rudemente

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Una madre prostituta infiamma un villaggio ghiacciato


In “Tensione superficiale” Aloi, regista esordiente e già pienamente padrone dell’arte, potenzia ulteriormente la sceneggiatura, densa e al contempo asciutta, scritta assieme a Nicolò Galbiati con la supervisione di Heidrun Schleef.
E lo fa con uno sguardo lucido e pungente, attento all’essenziale e capace di risolvere un’intera scena con una manciata di inquadrature, una cinepresa che disegna lo spazio muovendosi fluida e precisa. Come nel caso dell’incontro tra Michela e il giovane cliente, affascinante e malinconico. L’approccio, il rapporto e l’entusiasmante riscontro ricevuto da Michela sono tratteggiati nel completo silenzio, con poche e intense inquadrature.
In tutto il film, Aloi pedina i suoi protagonisti nell’evolversi delle loro emozioni, entra sempre nel vivo dell’azione ed elimina i tempi morti, dando comunque gli spazi giusti ai personaggi e all’ambiente per rivelarsi e suggerire la “tensione” che emerge in superficie dalle crepe del paesaggio ghiacciato.

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NOTE DI REGIA

Quando mi sono imbattuto in un’intervista ad una ragazza italiana che varca il confine ogni giorno per prostituirsi, all’insaputa dei suoi amici e della sua famiglia, ho immediatamente intravisto un enorme potenziale cinematografico in questa vicenda. Qualche mese prima, inoltre, destino volle che mi trovassi proprio nella zona al confine tra Italia e Austria, sul lago di Resia: è un luogo incredibilmente suggestivo e misterioso, lo circondano altissime montagne e sotto le sue acque si cela un paese sommerso, come

testimonia il campanile romanico che emerge dalla superficie, ghiacciata per la maggior parte dell’anno. Partendo da questi due elementi ho deciso di sviluppare una storia che raccontasse la prostituzione in cui la nostra protagonista Michela, adottando un comportamento ritenuto moralmente inaccettabile, trova una via per ottenere ciò che la società esige da lei; ricostituisce il proprio nucleo famigliare in brandelli, ribalta la sua situazione economica, si riscopre donna, desiderabile, forte. Tensione Superficialeè una

storia di confine; in Tirolo il passaggio tra Italia ed Austria appare fluido, anche nel paesaggio, ma la differenza nella legge sulla prostituzione è evidente. Questa discrepanza favorirà la doppia vita di Michela in un’Europa divisa da frontiere di varia natura. Lontano da ogni volontà di giudizio, ma con il solo desiderio di stimolare la riflessione su temi quanto mai attuali. Il film pone delle questioni fortemente con-troverse; il cinema infatti, almeno per come lo intendo io, non è messa in scena di granitici sillogismi, atti a dimostrare come si dovrebbe o non dovrebbe vivere, ma un’indagine sulle pulsioni più intime

dell’uomo, un tuo nella vita di qualcun altro da cui riemergere con più dubbi che certezze. Questo vuole essere Tensione Superficiale, un film che non ha paura di svelare le contraddizioni dell’epoca contemporanea, ma che vuole andare a fondo nella ricerca dei rapporti tra individui, spazi e identità

culturali, ma anche il racconto di una crescita, un percorso di consapevolezza doloroso ma necessario che condurrà la protagonista a ripensare la sua intera esistenza.

[Giovanni Aloi]

IL REGISTA – GIOVANNI ALOI


Laureato al DAMS di Bologna, Giovanni Aloi nel 2014 realizza il cortometraggio A passo d’uomo, selezionato al Festival di Cannes e nella cinquina finale del David di Donatello. Il secondo cortometraggio, E.T.E.R.N.I.T. (2015), è nominato al European Film Award, in competizione nella sezione Orizzonti della 72° Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia e al Festival du Court-Métrage de

Clermont-Ferrand. Tierra Virgen, girato in Perù e proiettato nella sezione Giovani Autori Italiani alla 73° Mostra di Venezia, chiude la trilogia dedicata ai lavoratori.