CALIBRO 9

Le 'ndrine dei Corapi e degli Scarfò sono in guerra, e in mezzo a loro finisce l'avvocato penalista Piazza, che aveva ordinato ad una hacker di dirottare un trasferimento fondi da cento milioni rimbalzato attraverso mezzo mondo e si è visto soffiare sotto il naso il bottino dalla hacker stessa. Il bottino apparteneva alla 'ndrangheta e si sa, "rubare alla mafia è un suicidio": dunque Piazza è un uomo braccato a livello internazionale. A dargli una mano è Maia Corapi, che è stata la sua compagna molti anni prima, ed ora ha ricevuto l'incarico di proteggerlo. Intorno ai due si aggirano un commissario che "si è stancato di perdere" e un ex carcerato, Rocco Musco, che molto tempo prima ha ucciso l'assassino del padre di Piazza, Ugo.

Sala virtuale: 
2019
Toni D'Angelo
Azione

7,90
Fino al 28 febbraio
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Sigarette, proiettili e sangue


"Il cinema di genere ha un suo linguaggio, diretto, che negli anni è un po' cambiato. - afferma il produttore e sceneggiatore del film Gianluca Curti, figlio di Ermanno Curti, il produttore del film originale - oggi c'è molto cinema di genere, anche capace di contaminarsi col cinema autoriale, e il nostro obiettivo era quello di ripercorrere con grande attenzione e rispetto il cinema di genere italiano. Un lavoro minuzioso che ci ha portato anche ad aggiornarlo attraverso le nuove tecniche di ripresa o la possibilità di usare le tecnologie per la post-produzione che cinquant'anni fa non erano così precise". Rispetto, amore, ma anche un occhio al presente e al contemporaneo: sono questi gli ingredienti che permettono a Calibro 9 di risultare un tipo di cinema, considerato inizialmente di serie B ma poi capace di rendere famosa l'Italia in tutto il mondo, che riesce a fotografare l'attualità. Per il regista Toni D'Angelo il film dimostra come "_la criminalità organizzata, anche dopo decenni, non è cambiata, ma si è sviluppata. Oggi sarebbe improbabile mostrare scambi di denaro con valigette piene di soldi, ma il tutto rimane, magari solo attraverso la rete telematica, i computer".

"Il film rispetta la drammaturgia di quell'universo narrativo con dinamiche nuove e mette in scena un rapporto maturo tra padre e figlio. Si crea, perciò, un conflitto tra ciò che si pensa di essere con ciò che, invece, si realizza di essere". "_Cambiano le modalità, ma non la sostanza" - approfondisce Alessio Boni, interprete del commissario Di Leo - "I personaggi, compreso il mio, non sono né completamente buoni né totalmente cattivi. Stanno in una via di mezzo perché quando ci si inserisce in storie di malavita è naturale sporcarsi e uscirne diverso. Abbiamo lavorato con una passione verso quel tipo di cinema che contagiava tutta la troupe e abbiamo trovato un equilibrio tra modelli della tradizione e contemporaneità".

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IL POLIZIOTTESCO CHIAMA, TONI D'ANGELO SPARA


Come scoprirete da questa recensione di Calibro 9, il film di Toni D'Angelo non si configura solo come sequel ideale di Milano calibro 9, ma si pone come vero e proprio omaggio al poliziottesco, rimodernato grazie a qualche tocco che però non ne altera i tratti essenziali. Violento, frenetico, il sequel si riallaccia al cult di Fernando Di Leo del 1972 raccontando le gesta del figlio di Gastone Moschin e Barbara Bouchet, Fernando Piazza, interpretato da Marco Bocci. Proprio come il padre, anche Fernando, che di mestiere fa l'avvocato, si ritrova invischiato in una colossale truffa culminata nella sparizione di cento milioni di euro

Lungi dall'essere essenziale per la visione, la conoscenza di Milano calibro 9 aiuta a gustare a fondo la miriade di omaggi e citazioni che costellano Calibro 9, dai parallelismi nelle storie ai rimandi al personaggio di Ugo Piazza/Gastone Moschin, di cui a un certo punto si vede perfino la tomba. Ma a darci la misura della libertà che si prendono gli autori ci pensa l'apparizione di Barbara Bouchet nei panni della madre di Fernando, Nelly, morta alla fine di Milano calibro 9. L'unico personaggio la cui continuità narrativa è coerente col passato è Rocco Musco, criminale affascinato dall'abilità di Ugo Piazza che ne vendicherà la morte nel finale del film di Fernando Di Leo. A interpretarlo negli anni '70 era Mario Adorf. Adesso il testimone passa a un canuto Michele Placido in un ruolo piccolo, ma incisivo. In apertura di Calibro 9 lo troviamo appena uscito di prigione dopo aver scontato la detenzione per aver ucciso proprio il killer di Ugo Piazza.

Fin dalle prime scene, la passione di Toni D'Angelo per la materia trattata appare chiarissima. Il regista si riallaccia al passato espandendo le possibilità di una storia che coinvolge hacker, pezzi grossi della finanza, avvocati di grido, agenti di polizia dalla moralità tutt'altro che impeccabile e la ndrangheta in un'avventura internazionale. Se Milano era teatro unico dell'azione nel film di Fernando Di Leo, la sua scomparsa nel titolo di Calibro 9 è tutt'altro che casuale. Grazie a un budget più consistente, la storia si delinea come un'avventura internazionale che rimbalza da Milano a Montecarlo, dalla Calabria ad Anversa, teatro della "santa", incontro tra clan mafiosi.

La fascinazione di Toni D'Angelo per stile, atmosfere, dialoghi del poliziottesco d'antan non gli impedisce di attualizzare il genere. Alle scene più sporche e sanguinolente - l'escalation di violenza degli scagnozzi della mala in cerca dei 100 milioni spariti che culmina nella visita alla Madre di Fernando Piazza - corrispondono sofisticate sequenze action e inseguimenti automobilistici al ralenti debitori più di James Bond che di Er Monnezza. Lo spirito del poliziottesco si riveste di una confezione elegante, a tratti patinata, supportata da un montaggio rapido che però cede il passo spesso e volentieri a sequenze dialogiche che hanno lo scopo di permetterci una conoscenza più approfondita dei singoli personaggi.

Una delle caratteristiche principali del poliziottesco è la presenza di personaggi al di là del bene e del male, figure dalla moralità discutibile sempre pronte a vendersi al miglior offerente descritte magistralmente da Giorgio Scerbanenco, i cui racconti erano alla base di Milano Calibro 9.

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L’ideale proseguimento di Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo


Il regista napoletano rievoca uno dei masterpiece del poliziesco noir all’italiana del secolo scorso: Milano calibro 9 di Fernando Leo. Presentato fuori concorso alla 38esima edizione del TFF – Torino Film Festival, il film è un dichiarato omaggio all’opera di Leo, nonché diretto sequel.

Non è solo il titolo ad avvicinare Calibro 9 all’opera madre, ma immagini di repertorio, nomi e inquadrature. Il film è stato scritto, in collaborazione con Luca Podelmengo e Marco Martani, da Gianluca Curti, figlio di quel Ermanno Curti che produsse proprio Milano calibro 9. Gli sceneggiatori riempiono la storia di rimandi al passato, a partire dal protagonista che si chiama Fernando e il poliziotto sulle sue tracce, Di Leo. Nelly Piazza è interpretata ancora una volta da Barbara Bouchet e Michele Placido sostituisce Mario Adorf nel ruolo di Rocco Musco. Il film esordisce con vecchie immagini di repertorio, che mostrano il passato, il caso Ugo Piazza e il volto asciutto di Gastone Moschin. Il coinvolgimento emotivo degli ideatori è palpabile

Il film sembra voler ricalcare l’originale, rifacendosi agli stilemi narrativi e registici del noir all’italiana; mimesi ed innovazione convivono in Calibro 9. Laddove Fernando Leo lavorò per sottrazione, Toni D’angelo lavora per esaltazione. L’Ugo Piazza di Moschin era asciutto e risoluto, in contrasto con la recitazione sopra le righe del resto dei personaggi. Allo stesso modo costruì la sua storia, fatta di contrasti e sottrazioni. La recitazione di Bocci, invece, è posta allo stesso livello di quella dell’intero cast. Non sembra esserci differenza, anche morale, tra lui e la Maia di Ksenia Rappoport. Come dicevamo, D’angelo lavora per esaltazione, e trova in Quentin Tarantino un maestro. Le scene “splatter” del film di D’angelo sono un vero e proprio rimando al cinema del regista di Knoxville. Ma non solo, alcune inquadrature e l’intrigo internazionale collegano Calibro 9 agli ultimi 007. Prima fra tutte l’inquadratura sulla barca, un chiaro rimando a quel Skyfall con Daniel Craig.


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NOTE DI REGIA

Il film è un omaggio a Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo ed è rispettoso del pubblico di oggi, che potrà guardare la nuova versione anche senza aver visto l’originale. Mi sono preoccupato che potesse arrivare ai più giovani, per il resto ho fatto assolutamente il film che volevo e che mi andava di fare. Forse più “poliziottesco” che “crime”, ma d’altro canto se scrivi un film e lo dirigi stai sempre dalla parte dei tuoi personaggi; che siano cattivi o no, non puoi non volergli bene. Questo è il bello del cinema, puoi amare anche personaggi che nella realtà detesteresti